14 – Extra – Carnevale

Maschere, colori, risate e allegria, ma anche satira e politica. Tutto questo è oggi il Carnevale. Ma come nasce la festa più amata da grandi e piccini? Sapete che i romani avevano una festa simile? E cosa c’entano il teatro e Venezia? Scopritelo con me nel podcast di questa settimana!

Trascrizione:

Il carnevale è speranza:
La gente torna dalla lontananza
La gente triste ride nella danza
La gente grande vive un’altra infanzia

 

Le parole che avete sentito in apertura sono di un artista brasiliano di nome Chico Buarque. Probabilmente i brasiliani che ci stanno ascoltando lo sanno, ma questo cantante Brasiliano ha vissuto per un periodo in Italia. Negli anni 70, infatti, il brasile stava vivendo una dittatura militare che ha portato cantanti come Chico all’esilio. In Italia ha inciso alcuni cd in lingua italiana e questa canzone d’apertura è contenuta in un cd scritto con Ennio Morricone e chiamato “Per un pugno di samba”. Comunque, tutta questa premessa per dire che oggi voglio parlare di Carnevale!

Lo so, abbiamo passato da tempo la lettera C, ma voglio dedicare questa puntata extra al carnevale perché oggi in Italia stiamo vivendo il carnevale, un momento dell’anno vivo e di festa, nonostante i problemi.
Ho deciso quindi di dedicare questo momento alla storia del carnevale.
Eh sì, perché tutti sappiamo cos’è il carnevale, pochi però ne conoscono la storia e l’origine.

Oggi, il carnevale è un momento di divertimento che si svolge durante i mesi invernali e precede la Quaresima. Il Martedì Grasso, infatti, segna nei paesi cattolici la fine del carnevale e l’inizio della penitenza di 40 giorni rappresentata dalla Quaresima.

Da dove arriva però il carnevale?

Ci sono diverse teorie, ma sicuramente è un rito molto antico che unisce rituali pagani dedicati alla fecondità e all’allegria con celebrazioni per la fertilità della natura. Risate, danze e scherzi rendono il Carnevale un momento molto felice e celebrativo.

La stessa parola Carnevale ha interpretazioni diverse. Può derivare dal latino car navalis, un rito antico che coinvolgeva, appunto, una nave. Oppure, sempre dal latino, carnes levare (togliere la carne) oppure ancora dal latino carne vale (carne, addio), due nomi che alludono alla Quaresima e quindi al rito cristiano del digiuno. Digiuno significa: non mangiare; quando non mangiamo.

Probabilmente il Carnevale unisce diversi riti che erano celebrati nell’antichità in questo stesso periodo. Nell’antica Roma, febbraio era il mese della purificazione. Il passaggio dall’inverno alla primavera rendeva possibile comunicare con il mondo dell’aldilà, il mondo dei morti.

A queste cerimonie di purificazione si univano i riti di fecondazione come i Lupercali – così chiamate – feste antiche che erano fatte in onore di Marte e del dio Fauno.
In epoca romana c’era una festa che si svolgeva a dicembre che può aver influenzato il carnevale. I Saturnali, così erano chiamati, erano dedicati al dio Saturno. Durante questa festa, per un giorno soltanto, l’ordine costituito si rovesciava lasciando spazio alla libertà totale.
Le classi più basse della società potevano vivere un giorno di libertà e benessere. Pensate che gli schiavi per un giorno potevano comportarsi come uomini liberi.
Anche se i Saturnali erano festeggiati a dicembre, hanno molti lati simili al Carnevale moderno, che rappresenta un po’ un giorno di libertà dove tutti possiamo essere quello che vogliamo, pensateci.

Queste feste continuano poi per tutto il Medioevo, con dei piccoli cambiamenti. Poco a poco, si integrano nel calendario Cristiano e il Carnevale diventa il momento che precede la Quaresima. Ancora oggi diciamo: “a Carnevale, ogni scherzo vale!. Bene, nel Medioevo ci sono mascherate danzanti, gioia e feste. Oltre ovviamente a grandi mangiate nelle corti. Scorpacciate, come diciamo in italiano. Conoscete questa parola? Una scorpacciata, mangiare tanto.

Le leggi della morale e le regole erano sospese per un giorno. Gli uomini si vestivano con abiti femminili, i ricchi si travestivano da poveri, perché secondo un antico detto latino è lecito essere folli una volta l’anno! Folli significa pazzi.
Le danze ballate in queste feste ricordavano i rituali legati alla terra. C’è ad esempio una danza, che si chiama “il saltarello laziale”, che ricorda il crescere delle spighe di grano.
Danze, risate e amore santificavano il ritorno della primavera.

Nel Rinascimento

Nel Rinascimento poi, nascono i carri allegorici, quelle grandi costruzioni colorate che ancora oggi sfilano per carnevale in molte città italiane. Non so se avete mai visto questi carri. I carri, chiamati in quell’epoca trionfi, permettevano a tutti di partecipare e la città si trasformava in una grande festa.
A Firenze, questa tradizione è stimolata da Lorenzo il Magnifico. Ma anche in altre grandi città come Roma, Milano, Bologna e Ferrara, ecc, si organizzavano carri che rappresentavano storie mitologiche, episodi della Bibbia, allegorie, favole e leggende.

Questi carri, chiamati anche Trionfi, appunto, diventano poco a poco uno strumento di propaganda politica e culturale delle classi al potere per il popolo. Anche oggi, in Italia, i carri che vengono fatti durante il periodo di Carnevale devono raccontare una storia oppure contengono allusioni politiche molto spesso.

Le maschere

A Carnevale, come sappiamo, tutti usano le maschere. Le maschere sono usate sin da tempi antichi, ma in Italia nascono a Venezia. Nel 1600 la Commedia dell’Arte porta le maschere in teatro e sono inventati molti personaggi che sono ancora oggi molto conosciuti: Arlecchino, Pantalone, Balanzone. Tutti questi personaggi ereditano dalla festa del Carnevale il gusto per la risata, lo scherzo, il travestimento.
Nel 1700 e nel 1800 poi si aggiungono altri personaggi, come Pulcinella, e la Commedia dell’Arte diventa popolare in tutta Europa.  

Oggi il Carnevale rimane molto forte ed è una festa amata da tutti, grandi e piccini. Negli anni, questa festa ha perso un po’ l’origine sacra che aveva in principio, ma non, però, la vena satirica e a volte politica.
I carri, i dolci tipici, le maschere e i coriandoli sono gli elementi tipici del Carnevale Italiano. Oltre al Carnevale di Venezia, altre tradizioni, come quella del Carnevale di Viareggio sono diventate famose internazionalmente.

Bene, abbiamo un po’ percorso la storia del carnevale insieme.
Terminiamo con una filastrocca per bambini scritta dal grande Gianni Rodari. Questa filastrocca parla di tre maschere: Arlecchino, Gianduia e Pulcinella. Arlecchino è una maschera bergamasca, Gianduia è una maschera piemontese e Pulcinella è la famosa maschera napoletana. 

Ecco qui, filastrocca:

Se comandasse Arlecchino
il cielo sai come lo vuole?
A toppe di cento colori
cucite con un raggio di sole.

Se Gianduia diventasse
ministro dello Stato,
farebbe le case di zucchero
con le porte di cioccolato.

Se comandasse Pulcinella
la legge sarebbe questa:
a chi ha brutti pensieri
sia data una nuova testa.

 

Anche per oggi abbiamo finito. Se volete scambiare qualche idea, vi aspetto sul gruppo Facebook del podcast oppure potete mandarmi un’email.

A presto e grazie per l’ascolto

Link e collegamenti utili:

13 – D come Design

“Complicare è facile, semplificare é difficile. Per complicare basta aggiungere, tutto quello che si vuole: colori, forme, azioni, decorazioni, personaggi, ambienti pieni di cose. Tutti sono capaci di complicare. Pochi sono capaci di semplificare. Semplificare è il segno dell’intelligenza”.
Scopriamo oggi Bruno Munari, un artista, scrittore e designer tra i più interessanti e sperimentatori nell’Italia del boom economico. Un autore attento ai bambini che crede nel potere della fantasia e della curiosità.
Buon ascolto!

Trascrizione

«Complicare è facile, semplificare è difficile. Per complicare basta aggiungere tutto quello che si vuole, colori, forme, azioni, decorazioni, personaggi, ambienti pieni di cose… La semplificazione è il segno dell’intelligenza»

Bruno Munari

 

La citazione che avete ascoltato a inizio puntata è di Bruno Munari, artista poliedrico, scrittore, grafico, designer innovativo del Novecento Italiano.

La puntata di oggi è dedicata al Design, quello con la D maiuscola.

Design, Moda e Cibo sono la triade che sempre viene nominata quando parliamo di Italia. Queste tre cose sono ancora il primato oggi in Italia? Non saprei rispondere a questa domanda, ma sicuramente il nostro paese può vantare un passato glorioso in queste tre aree.
Il Design è un ambito molto vasto, va dall’architettura, all’arredamento, fino all’attuale design digitale che tocca la nostra vita di tutti i giorni.
Sono molti gli artisti che hanno fatto la storia del design italiano e non posso oggi ripercorrere in dettaglio la storia del design.

Tra i migliori designer italiani del Novecento possiamo ricordare brevemente Franco Albini, i fratelli Castiglioni, gli architetti Gian Luigi Banfi, Ludovico Babbiano e molti altri che hanno lasciato opere molto importanti per la storia della produzione artistica industriale italiana.
Siccome il nostro podcast analizza in particolare il legame fra cultura e letteratura, voglio oggi soffermarmi  sulla figura di Bruno Munari. Vi dirò chi è, perché è importante e quale apporto ha dato alla letteratura italiana.

 

Trascrizione completa presto disponibile, puoi intanto studiare con le trascrizioni degli ultimi episodi, qui

12 – C come Caffè

Pensiamo a Italia, pensiamo a caffè! Espresso, cappuccino, macchiato, caffè in tutti i modi e in tutte le salse. Ma perché in Italia beviamo caffè? Ne beviamo davvero così tanto? Dove e quando nasce l’espresso? Molte curiosità e risposte per voi in questa nuova puntata del podcast!

Trascrizione

Tre chicchi di moca / tritava il tricheco / per fare il caffè. / Lo vide la foca/ e disse “Che spreco! / Due chicchi, non tre!

Questa è una poesia di Scialoja, intitolata “Tre chicchi di Moka” e contenuta in un libro, pubblicato da Edizioni Lapis nel 2011, un libro per bambini.

Bevo quaranta caffè al giorno, per essere ben sveglio e pensare, pensare a come combattere i tiranni e gli imbecilli.

Questa invece è una citazione di Voltaire.

Ultima:

A riempire una stanza basta una caffettiera sul fuoco.

Questa è una citazione tratta da un libro di un autore italiano, Erri de Luca.

Come potrete immaginare, oggi voglio dedicare la puntata al caffè. Rimango per un attimo ancora sulla C e parlo oggi della storia del caffè.

Il caffè è un elemento indispensabile nella cucina italiana. Tutti noi adoriamo il caffè, l’espresso, il caffè che deve essere bevuto velocemente. Il caffè è una bevanda molto molto consumata mondialmente, ma è interessante sapere che l’espresso italiano non è un’invenzione molto antica. È un’invenzione abbastanza contemporanea, del 1900. E ora vi dirò come siamo arrivati noi italiani ad avere una Moka in ogni casa italiana ed a consumare caffè come rito sociale.

 

Trascrizione completa presto disponibile, puoi intanto studiare con le trascrizioni degli ultimi episodi, qui

Link e riferimenti utili:

 

 

 

01 – Introduzione e presentazioni

This podcast is for people who want to practice their listening and learn new things on Italian literature and cinema.

Trascrizione:

Buongiorno a tutti e benvenuti sul primo podcast di Speak italiano.

Io sono Linda e sono la persona che vi guiderà nei prossimi mesi alla scoperta, della letteratura del cinema e della cultura italiana. Due informazioni su di me: sono nata e vivo in Piemonte e sono laureata in letteratura italiana contemporanea. Ho vissuto a Dublino e sono tornata in Italia da un anno.

Amo leggere ascoltare storie, guardare film e scoprire cose nuove: per questo motivo voglio usare questo spazio per parlare di letteratura italiana, di cinema e di tutto quello che riguarda la cultura italiana del presente e del passato.  Con questo podcast voglio dare uno strumento di ascolto alle persone che stanno imparando l’italiano o che hanno studiato questa lingua e vogliono tenersi in esercizio con l’ascolto. Parlerò in italiano ma in modo chiaro è semplice.

Durante questo primo incontro voglio parlare dell’importanza delle storie e della letteratura per migliorare la nostra conoscenza delle lingue.  Prima di tutto raccontare storie è una cosa che gli esseri umani fanno dall’inizio dei secoli. Usiamo le storie giornalmente con la nostra famiglia con i nostri amici e anche con persone nuove.  Un piccolo dato, parliamo un po’ di numeri: l’enciclopedia Treccani, una delle più importanti enciclopedie della lingua italiana, stima che nella lingua italiana esistano più o meno 427 000 parole diverse. Di queste 427000, solo 6500 sono usate per il 98%  della nostra comunicazione giornaliera. Avete sentito bene! 6500 parole per il 98% della comunicazione italiana giornaliera. Se vogliamo andare oltre in questa analisi, Treccani afferma anche che 2000 parole sole sono considerate parte del nostro vocabolario di base. Questa è sicuramente una buona notizia per chi sta studiando l’italiano o per chi vuole riuscire a comunicare con i madrelingua.

Molte persone studiano l’italiano da tanti anni, forse hanno molti libri di grammatica a casa ma hanno paura ad avvicinarsi alla letteratura.  Forse non sanno che la letteratura italiana non è solo Dante ma ci sono tantissimi autori contemporanei che possono guidarci in un viaggio di scoperta. Le storie sono importanti perché con le storie riusciamo a vedere le parole in contesto e soprattutto siamo esposti a un processo di ripetizione naturale: la ripetizione è una parte fondamentale del processo di apprendimento. Ma attenzione: ripetizione non significa noia, non significa che dobbiamo passare ore sui libri di grammatica. Ripetizione può essere anche ascolto e le storie sono il modo migliore per creare nuove parole e aumentare il nostro vocabolario. Inoltre, con le storie possiamo immedesimarci e in questo modo far diventare il nostro processo di apprendimento più piacevole ed efficace.  Questa tecnica funziona con persone che hanno iniziato a studiare l’italiano da poco e soprattutto con persone che studiano da tempo e vogliono mantenere un contatto vivo e attivo con la lingua italiana. C’è un mare di risorse che possiamo esplorare insieme: storie, aneddoti, recensioni di libri o recensioni di film. Voglio usare questo spazio per fare proprio questo.

Vi invito quindi a seguirmi sui miei canali social Facebook e Instagram, e  iscrivervi alla mia newsletter e seguire questo spazio, per parlare insieme e per divertirci con la lingua italiana.

Adesso, momento della conclusione. Voglio concludere ogni puntata con un proverbio o una citazione. Per oggi, per questo primo episodio, ho scelto un proverbio che mi rappresenta molto e che parla della lentezza.  Viviamo in un mondo fatto di notizie che cambiano velocemente, cose che facciamo di fretta. Io penso che sia importante trovare dei momenti di pace e tranquillità per imparare con gusto e senza fretta. Imparare perché abbiamo piacere di farlo. ,Il proverbio di oggi è: chi va piano va sano e va lontano. Questo proverbio, che usiamo molto nella lingua italiana significa proprio che con la calma e la tranquillità possiamo raggiungere i nostri obiettivi.

Per la prima puntata è tutto. Se avete suggerimenti, se vi piacerebbe sentire riguardo a particolari argomenti, sono sempre aperta a proposte e consigli. Mandatemi un’email e sarò felice di rispondervi. Grazie mille per l’ascolto e ci sentiamo presto. Ciao ciao