23 – O come Olivetti

Conosci l’Olivetti?
Forse hai usato o visto una macchina da scrivere Olivetti. Ma le imprese Olivetti non sono state solo questo per l’italia. Oggi parliamo di industria, fabbrica, design, comunità, Silicon Valley e informatica. Preparati al viaggio nella storia della fabbrica Olivetti.

Estratto della canzone: The Typewriter, Leroy Anderson

Trascrizione

“Io voglio che la Olivetti non sia solo una fabbrica, ma un modello, uno stile di vita. Voglio che produca libertà e bellezza perché saranno loro, libertà e bellezza, a dirci come essere felici!”

Quando ero ragazza ricordo che ero affascinata dalla macchina da scrivere di mia mamma. Era molto pesante e lei la teneva nella scatola originale. Ricordo che all’età di 11 anni o 12, avevo deciso di scrivere alcune storie con quella macchina da scrivere. Tac, tac, tac, mi piaceva tantissimo battere su quei tasti. Era una macchina da scrivere Olivetti.

Gli scrittori contemporanei usano oggi il computer per scrivere i propri libri. Oppure carta e penna. Ma nel 1900 erano molti gli scrittori che hanno usato una macchina da scrivere. Alcune delle più importanti opere della letteratura mondiale sono scritte al ritmo di una macchina da scrivere.
Fra gli scrittori che hanno usato una macchina Olivetti possiamo ricordare: Enzo Biagi, Indro Montanelli, Pier Paolo Pasolini, Leonard Cohen, Sylvia Plath, Cormac McCarthy, Primo Levi, Francis Ford Coppola.

Oggi parliamo di Olivetti.

Conosciamo tutti questa marca italiana, ma pochi sanno che Olivetti era un’azienda italiana all’avanguardia. Pochi sanno che Adriano Olivetti era un uomo rivoluzionario e visionario.
Oggi parleremo quindi di fabbrica, lavoro, comunità, design, Silicon Valley, Steve Jobs e Nasa. Eh sì, proprio così, Nasa. Ma procediamo per passi. Seguitemi nella puntata di oggi e scoprirete che cosa hanno in comune la Nasa e l’Olivetti.

Iniziamo con un po’ di storia.

Olivetti & Co è una società fondata a Ivrea nel 1908 da Camillo Olivetti. Inizia la fabbricazione di macchine da scrivere e diventa subito famosa a livello internazionale nel settore dei prodotti per l’ufficio. Negli anni 30 la produzione si allarga e la Olivetti inizia a produrre altre attrezzature per l’ufficio.

Nel 1938 Camillo lascia la fabbrica al figlio Adriano. È da qui che la Olivetti inizia un viaggio straordinario e rivoluzionario. Adriano trasforma completamente la struttura organizzativa della fabbrica e trasforma l’Olivetti in una società molto forte a livello mondiale. La Olivetti diventa una delle maggiori aziende nel settore della tecnologia meccanica.

Adriano conosce bene la fabbrica del padre. A 13 anni lavora per un periodo in fabbrica per capire il duro lavoro. Quando ha 20 anni fa un viaggio negli Stati Uniti dove visita molte fabbriche e gli stabilimenti Ford. Studia il Taylorismo, legge pensatori liberali e sociali.

Capisce che in una fabbrica non è solo importante il profitto. Capisce che sono importanti i rapporti fra operai e dirigenti. Adriano Olivetti porta la cultura in fabbrica, organizza mostre e eventi per gli operai, seleziona i talenti giovani, collabora con architetti e designer. Ricordate che in una puntata precedente abbiamo parlato di Bruno Munari? Bene, anche lui collabora con Olivetti. Le fabbriche Olivetti hanno una struttura informale dove anche gli operai che fanno i lavori più semplici e meccanici possono dare idee.

Adriano Olivetti costruisce case per i dipendenti, cinema e piscine per la città, asili per i figli degli operai, ambulatori medici, mense, biblioteche. Diminuisce l’orario di lavoro senza diminuire il salario. Fa tutto questo e vede che la produzione aumenta e non diminuisce. Dà valore ai giovani che sono i più adattabili all’innovazione.  Adriano Olivetti sa che per avere innovazione e profitto deve anche pensare al benessere dei suoi lavoratori. Oggi alcune grandi imprese multinazionali fanno questo, hanno filosofie simili. Pensate a tutte le compagnie della Sylicon Valley, poi Starbucks e altre grandi multinazionali. Hanno anche loro capito che il benessere dei lavoratori è importante per il benessere dell’azienda. Ma quello che fa Olivetti in Italia negli anni 60 è davvero innovativo.

Adriano Olivetti è un imprenditore che pensa alla persona.

E in Olivetti, nelle fabbriche Olivetti, c’è un’altra regola. Nessun manager doveva guadagnare più di 10 volte il salario minimo di un operaio. Nelle fabbriche Olivetti tutti possono dare il proprio contributo, dal manager all’operaio che fa il lavoro più semplice. Penso che sia un’iniziativa straordinaria.

Da queste idee nascono anche i progetti di Olivetti per il sociale e per la città. Nel 1948 Olivetti crea un movimento politico che si chiama Movimento di Comunità. In questi anni scrive molto. Scrive soprattutto di società, Stato e comunità. Adriano Olivetti sa che ogni impresa ha una sua responsabilità sociale sul territorio, sullo Stato e sulla città.

Adriano Olivetti vuole raggiungere l’eccellenza tecnologica, l’apertura verso i mercati internazionali e la cura del design industriale. Anche l’innovazione è molto importante. Usa molti aspetti che sono comuni oggi: cura del brand, pubblicità, grafica, sociologia e psicologia. Tutte queste idee sono usate per costruire le fabbriche che Olivetti apre in Brasile e negli Stati Uniti.

Negli anni 50 molti prodotti diventano oggetti di culto. Oggetti di design innovativo, da collezionare. Il modello più famoso è la macchina da scrivere portatile “Olivetti Lettera 22”. Nel 1957 la National Management Association di New York assegna ad Adriano Olivetti un premio per il suo lavoro.

Nel 1952 Olivetti apre un laboratorio di ricerca negli Stati Uniti e uno nel 1955 a Pisa. Si chiama Elea 9003 il primo calcolatore elettronico prodotto completamente in Italia nel 1959. Questo calcolatore elettronico è sviluppato con soluzioni tecnologiche d’avanguardia.

Dopo, Olivetti passa all’informatica.

Nel 1965 crea Programma 101, il primo calcolatore da tavolo. Inizia in questo modo la produzione italiana di personal computer.

Purtroppo, il 27 febbraio 1960 Adriano Olivetti muore improvvisamente durante un viaggio in treno. Aveva solo 59 anni. Quando muore la sua azienda ha un forte valore internazionale e 36000 dipendenti.

Il lavoro delle imprese Olivetti va avanti per un po’ di anni anche dopo la morte di Adriano. Abbiamo nominato Steve Jobs e la California. Bene, pensate che l’azienda Olivetti apre un ufficio nella Silicon Valley prima ancora che questa si chiamasse così. Nel 1973 l’Olivetti apre un ufficio in California, più specificamente in un posto che si chiama Mountain View. Bene, oggi a Mountain View c’è la sede di Google. In quell’anno Steve Jobs sta ancora studiando.

Nel 1979 la Apple muove i primi passi e la Olivetti intanto inaugura l’Advanced Technology Center. Nel 1982 la Olivetti lancia il personal computer M20. Il Macintosh arriva nel 1984. Ma già nel 1965 Olivetti ha prodotto il primo personal computer da tavolo al mondo. Si chiama P101. È una rivoluzione perché prima degli anni 60 i computer erano molto grandi e avevano dimensioni e costi molto alti. Olivetti riesce a presentare sul mercato un personal computer, di dimensioni e costi ridotti. Incredibile. Questa è una storia che poche persone conoscono.

E sapete un’altra cosa? La Nasa compra il computer per pianificare lo sbarco sulla luna dell’Apollo 11. Avete capito bene, la Nasa.

Ma perché oggi Olivetti non è più così importante?

Purtroppo la storia di oggi non ha lieto fine, non finisce bene. Negli anni 70 l’impresa Olivetti attraversa una grave crisi finanziaria. L’azienda trova allora altri soci e azionisti e lascia piano piano il campo dell’informatica. Sono lasciate le attività dei personal computer e l’innovazione sognata da Adriano Olivetti si ferma. La Olivetti oggi è presente nel sistema delle telecomunicazioni in Italia. Produce prevalentemente stampanti e registratori di cassa, ma ha perso l’importanza che aveva negli anni 60 nel mercato mondiale.

Comunque, ho voluto oggi condividere con voi questa storia perché per me è molto affascinante. Adriano Olivetti ha lasciato una grande lezione: il profitto non è la cosa più importante. Tutti noi abbiamo responsabilità e la comunità è importante.

Se avete tempo, provate a osservare la storia di Olivetti e i bellissimi prodotti che ha disegnato e venduto in tutto il mondo. Adriano Olivetti ha insegnato che il lavoro è una parte importante per lo sviluppo della società e dell’uomo. E per oggi è tutto,

buona settimana,

ciao ciao

Fonti e collegamenti interessanti:

11 – Lettura – La Scienza e l’Arte in Cucina

Vi piace cucinare? Cucinate piatti italiani? Qui per voi il Decalogo di Pellegrino Artusi. Per imparare a cucinare con gusto e semplicità seguendo i consigli del grande Maestro dell’Ottocento.
Buon ascolto e buona cucina!

Trascrizione

Ciao a tutti.

Come promesso, oggi continuiamo con la parola Cibo e voglio, in particolare, leggervi alcuni piccoli pezzi tratti dal libro di Pellegrino Artusi: La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene.

Come detto la settimana scorsa, questo libro è uscito alla fine dell’ Ottocento ed è il primo libro che racchiude in forma, in italiano contemporaneo, e anche in forma patriottica le ricette tradizionali della cucina italiana. È stato scritto da un emiliano che si chiama Pellegrino Artusi e oggi voglio, in particolare, parlare delle sue 10 regole, delle del decalogo, le dieci regole della cucina artusiana, della cucina di Pellegrino Artusi.
Queste regole sono state, in particolare, raccolte da casa Artusi che è la casa museo che ancora oggi organizza eventi dedicati alla figura di questo personaggio. E, insomma, vi leggerò quindi una serie di 10 punti molto brevi.

Vi piace cucinare? se vi piace cucinare forse potrete trovare interessanti queste osservazioni e questi consigli di Pellegrino, che sono consigli del 1800, però rimangono tutt’ora interessanti e validi.
Questi consigli ovviamente sono scritti da lui, sono pezzi di libro, quindi il linguaggio che sentirete è linguaggio contemporaneo, ma magari qui e là potrete sentire alcune parole che sono un po’ antiquate, che oggi non usiamo più con tanta regolarità.

 

  1. Rispettate gli ingredienti naturali. Amate il bello ed il buono ovunque si trovino e non tollerate di vedere straziata la grazia di Dio.
  2. Usate ingredienti di qualità. Scegliete sempre per materia prima roba della più fine, ché questa vi farà figurare. 
  3. Usate ingredienti di stagione [Gli ortaggi] preparateli nel colmo della raccolta, quando costano poco; però vanno scelti di buona qualità e giusti di maturazione [ricetta 423]. Non fate uso che di frutta sana e ben matura a seconda della stagione [Cucina per gli stomachi deboli]
  4. Siate semplici. La mia cucina inclina al semplice e al delicato, sfuggendo io quanto più posso quelle vivande che, troppo complicate e composte di elementi eterogenei, recano imbarazzo allo stomaco [ricetta 301]
  5. Mettete passione, siate attenti e precisi. Se non si ha la pretesa di diventare un cuoco di baldacchino… per riuscire… basta la passione, molta attenzione e l’avvezzarsi precisi. [Prefazio]
  6. Esercitatevi con pazienza. Abbiate la pazienza di far qualche prova (ne ho fatte tante io!) [ricetta 435]. Se poi voi non vi riuscirete alla prima, non vi sgomentate. [Prefazio]
  7. Variate, ma rispettando il territorio e la stagionalità. [Il minestrone] ecco come l’avrei composto a gusto mio: padronissimi di modificarlo a modo vostro a seconda del gusto d’ogni paese e degli ortaggi che vi si trovano. [ricetta 47]
  8. Se variate, fatelo con semplicità e buon gusto …tutte le pietanze si possono condizionare – cioè condire – in vari modi secondo l’estro di chi le manipola; ma modificandole a piacere non si deve però mai perder di vista il semplice, il delicato e il sapore gradevole, quindi tutta la questione sta nel buon gusto di chi le prepara [ricetta 540]
  9. Valorizzate la cucina povera Questa zuppa che, per modestia, si fa dare l’epiteto di contadina, sono persuaso che sarà gradita da tutti. [ricetta 58]
  10. Diffidate dei libri di cucina (anche del mio). Diffidate dei libri che trattano di quest’arte: sono la maggior parte fallaci o incomprensibili… al più al più… potrete attingere qualche nozione utile quando I’arte la conoscete. [Prefazio]

Fine!

Quello che mi piace di più di questo decalogo finalmente compilato da casa Artusi è l’importanza che viene data da Artusi alla semplicità, al buon gusto e ai prodotti regionali. Lui parla spesso di stagionalità, dice di scegliere i prodotti che sono stagionali e sono disponibili in natura in un determinato periodo e parla anche di prodotti locali, prodotti presenti, vicini alla propria regione di nascita. Questi sono temo fortemente attuali, sono temi che sentiamo molto e sono ritornati in voga, sono ritornati un po’ pubblicamente presenti nella vita di tutti noi negli ultimi anni. Quindi, pensate già Pellegrino Artusi parlava di questo: della cucina semplice, sana, locale e stagionale nel 1800.

Vediamo sempre più che la cultura la storia e sono cicliche.
Va bene, non mi dilungo troppo anche perché il linguaggio a volte può essere complesso. Però trovate questo decalogo come trascrizione sul mio sito., quindi potete andare a leggere e leggendo cercherò di mettere in parentesi vicino alle parole più difficili una un sinonimo più contemporaneo.

Vi ringrazio ancora per l’ascolto e vi auguro una buonissima settimana. Ciao ciao!

 

Link e risorse utili:

10 – C come Cibo

 

Oggi parliamo di Cibo. Pasta, pizza, lasagne, tutti conoscono il cibo italiano. Ma da dove arriva la pasta al pomodoro? La mangiamo da sempre? Chi è Pellegrino Artusi e perché è importante per l’Italia? Un viaggio nella cucina italiana attraverso le pagine del primo ricettario nazionale!

Trascrizione

Grazie grazie grazie grazie.

Oggi inizio la nostra puntata con un grande Grazie a tutti voi per ascoltarmi e anche perché nelle ultime settimane ho ricevuto qualche email da persone che mi ascoltano: mi hanno fatto davvero tanto tanto piacere. Quindi vi ringrazio qui in diretta – tra virgolette.

Se volete scrivermi per suggerimenti, per commenti, consigli, eccetera, io sono sempre contenta di ricevere le vostre email. Quindi, potete scrivermi a: linda@speakitaliano.org. Sarò felice di rispondere a ogni email che mi manderete.  Oggi, in particolare, voglio rispondere a un commento, a una domanda che una ragazza dall’Argentina, Sofia, mi ha fatto. Sofia vorrebbe sapere di più sul cibo italiano e io risponderò in maniera un po’ originale, quindi rispondo un po’ a modo mio.

Ho pensato quindi di dedicare la puntata di oggi, visto che siamo arrivati alla C nel nostro vocabolario, nel nostro sillabario, ho deciso di dedicare la puntata di oggi proprio al cibo.

Pensiamo a Italia, pensiamo a cucina

 Pasta, pizza, lasagne alla bolognese, tutti conoscono la cucina italiana. Ma è sempre stato così? Qual è l’origine della culinaria italiana? Come si è evoluta? Qual è stato l’ambiente che ha permesso lo sviluppo di ricette comuni e di una cultura così legata al cibo?

Oggi provo a rispondere a queste domande

Prendiamo gli spaghetti al pomodoro, simbolo della cucina italiana. Vi piacciono gli spaghetti? Io adoro gli spaghetti alla carbonara. Gli spaghetti sono il frutto di due mondi molto diversi tra loro. Nel Medioevo gli arabi , nel cuore del Mediterraneo, rinnovano la tradizione della pasta. Iniziano a seccarla. La pasta diventa così un prodotto da esportazione, non è più un prodotto fresco. La pasta può essere industrializzata a partire da questo momento. Gli stessi arabi inventano una pasta lunga, come un filo, anzi, come uno spago; da qui poi il nome “spaghetti”. Dalla Sicilia questi prodotti risalgono la penisola, pastifici nascono in Liguria, poi in Sardegna, Toscana, Campagna, nelle Puglie, eccetera. Anche in Cina si facevano spaghetti e Marco Polo nei suoi viaggi si accorge che i due tipi di pasta sono simili.

Allo stesso tempo, in America Centrale, gli indigeni coltivavano da secoli una pianta: il pomodoro. Cristoforo Colombo, quando sbarca nelle Indie, non nota questa pianta.
Il pomodoro arriva in Europa dopo, nel 1500. I pomodori suscitano meraviglia per i colori molto belli che avevano: rossi, gialli, neri. I pomodori gialli, in particolare, colpiscono  gli italiani che iniziano a chiamarli: pomi d’oro. Appunto, “frutti dorati”. Il giallo è simbolo di felicità e del sole, ed era un colore molto amato. I pomodori  per lungo tempo sono una pianta ornamentale: vengono usati semplicemente per decorazione. Così nel 1500 pomodori e spaghetti non sono ancora entrati in contatto. La pasta era condita “in bianco” come diciamo noi, cioè con burro e formaggio.
Poi, in epoca molto recente, il pomodoro è trasformato in salsa. Oggi sembra una cosa banale, abbiamo salse di pomodoro “in tutte le salse”, di tutti i tipi, ma a quel tempo non lo era. Il pomodoro riesce a entrare in cucina sotto forma di salsa, questo è interessante. In Europa si usavano tantissime salse in quel momento. Il pomodoro entra in cucina un po’ camuffato! I primi esperimenti probabilmente sono fatti in Spagna. Infatti, in Italia, la salsa di pomodoro, alla fine del 1600 è chiamata “salsa spagnola”. È usata, in particolare, in accompagnamento con la carne.

Nel 1700 il pomodoro è presente nei ricettari italiani, inizia ad entrare nella cucina italiana. Solo nel 1800 arriva l’abbinamento con la pasta. Immaginate, quindi, una cosa che noi oggi abbiamo come cibo tradizionale, in realtà è entrato nei ricettari italiani solo a partire dal 1800. Nel 1839 Ippolito Cavalcanti, un napoletano, scrive per primo questa ricetta: la ricetta della pasta col pomodoro. Era probabilmente una ricetta del popolo, che non poteva mangiare carne e quindi mangiava più pasta, un cibo più povero. Questa ricetta è scritta in dialetto napoletano.

Pellegrino Artusi

Adesso parliamo un po’ di un uomo che si chiama Pellegrino Artusi.

Pellegrino Artusi è il padre della cucina italiana moderna; lui consacra la centralità di questi due elementi: la pasta al pomodoro. Pellegrino Artusi – e vi dirò adesso come, in che modo – elegge la pasta come piatto principale del menu italiano e la salsa di pomodoro come principale accompagnatore. È Pellegrino Artusi che crea un po’ l’immagine della pasta al pomodoro che noi oggi intendiamo.
Oggi quindi voglio proprio soffermarmi, fermarmi un attimo, sulla figura di Pellegrino Artusi, un emiliano.

Perchè questo personaggio è considerato il padre della cucina moderna?

Perché quest’uomo, Artusi, scrive nel 1891 scrive un libro intitolato “La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene. Questo, signore e signori, è il primo ricettario italiano moderno dell’Italia Unità. Eh sì, perchè l’Italia è stata unificata politicamente nel 1861 e Pellegrino Artusi con la sua opera letteraria lavora verso l’unificazione linguistica e culturale.
In cucina, Pellegrino Artusi è una figura fondamentale per l’unità linguistica. Lui è stato il primo intellettuale che raccoglie e codifica le ricette più importanti delle cucine regionali del giovane stato Italiano. Oggi è molto facile identificare gli ingredienti tipici della cucina italiana. Sappiamo tutti, se pensiamo a cucina italiana pensiamo a: pomodoro, olio, aglio, pasta, eccetera. Ma prima di Pellegrino Artusi ogni zona, ogni provincia e ogni piccola frazione in Italia aveva le sue abitudini e le sue ricette. Le tecniche di conservazione dei cibi anche erano diverse, così come le tecniche di cottura. Artusi fa un viaggio in tutta Italia, per vent’anni lavora alla sua opera e raccoglie ricette regionali e variazioni.

In vent’anni sono uscite quindici edizioni di questo libro e la Scienza in Cucina è ancora oggi il ricettario più letto. Però ci sono altre caratteristiche che rendono questo libro unico e importante e oggi voglio un attimo parlarvi di queste caratteristiche.

Prima di tutto il titolo.

Il titolo completo del libro è: La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene. Manuale pratico per famiglie. Vedete quindi l’unione della parola scienza e cucina. E poi il pubblico, le famiglie. In un’Italia che era ancora socialmente molto divisa e diversa, Artusi vuole creare un’opera che è alla portata di tutti,  può raggiungere ogni casa italiana. Un opera per famiglie più o meno ricche. Lo spazio che l’autore dedica alle minestre è una prova del fatto che si rivolge anche e in particolare a un pubblico meno ricco, il popolo italiano. L’opera prevede 790 ricette nazionali. Artusi scrive nel suo ricettario questo: Amo il bello ed il buono ovunque si trovino.

Il secondo punto è questo:

Come anticipato, il ricettario Artusi è un progetto patriottico, che vuole lavorare per la costruzione di una cultura nazionale. Le ricette raccolte superano, infatti, i confini regionali e parlano a un’Italia che ormai è unita, anche se da pochi anni. Ricordate quando abbiamo parlato della lingua? Ricordate il tentativo di Manzoni nel 1800 di creare un romanzo nazionale con una lingua comune a tutta Italia? Bene, Pellegrino Artusi, come abbiamo detto, fa la stessa cosa. È nato in Emilia Romagna, ma nel processo di scrittura della sua opera tiene come riferimento, anche lui, il lessico toscano e fiorentino. Sostituisce inoltre termini stranieri con equivalenti italiani. In particolare, in quel periodo, c’erano molti termini francesi nella cucina italiana, nei ricettari italiani. Continua negli anni a rivedere la sua opera per correggere e perfezionare la lingua con attenzione quasi maniacale (un po’ come il nostro amico Manzoni).
Il libro non è solo un ricettario, ma ha uno stile quasi di romanzo. È ironico, non prescrittivo ma interessato al lettore. Le ricette sono accompagnate da aneddoti e storie.

Durante la prossima registrazione vorrei proprio leggervi un piccolo pezzo di questo manuale, che è del 1800 ma è ancora estremamente contemporaneo.

Oggi, tutti, quando vogliamo fare una ricetta dove andiamo a cercare? Dal nostro amico Google. Nel web ci sono molti molti blog di cucina. La scienza e l’arte della cucina di Artusi è stato forse il primo blog non virtuale della storia italiana!

Perché?

Voi direte: Linda, ma cosa dici? Un blog? Il Blog è qualcosa di estremamente contemporaneo. Vero. Però Artusi ha usato nella sua scrittura un metodo particolare, un metodo un po’ interattivo con i suoi lettori.
Prima di tutto, gli editori del tempo non hanno voluto pubblicare il libro, quindi Pellegrino Artusi ha poi pubblicato il libro a sue spese.
Secondo, il manuale era spedito per  corrispondenza, direttamente da casa dell’autore. Lui spediva ogni sua copia.
Questo crea fin da subito un contatto molto forte fra autore e pubblico: i lettori e le lettrici iniziano a scrivergli per condividere dubbi, domande, chiedere consigli, dare suggerimenti e segnalare nuove ricette. Per questo possiamo dire che L’arte della scienza in cucina è un libro un po’ interattivo per così dire. La natura dell’opera è collettiva; il libro non è solo scritto per gli italiani, ma anche dagli italiani stessi tramite i loro contributi, proprio quello che oggi facciamo un po’ virtualmente.

La cosa bella del libro, e poi concludo per oggi, è lo spirito nazionale con cui è scritto. Artusi infatti non appiattisce, ma esalta le diversità. È molto attento alle diversità nazionali. Riesce a raggruppare, in un libro solo, abitudini simili senza cancellare le diversità. Spesso lascia proprio al lettore la libertà di cucinare una o l’altra versione. La cucina italiana diventa con il libro di Artusi un luogo di condivisione e di scambio. Artusi tratta le diversità regionali come un punto di forza della nostra cucina. E sentite che cosa dice riguardo ai condimenti e alla frittura:

– aperte le virgolette, queste sono parole sue –

«Ogni popolo usa per friggere quell’unto che si produce migliore nel proprio paese. In Toscana si dà la preferenza all’olio, in Lombardia al burro, e nell’Emilia al lardo che vi si prepara eccellente» (Pellegrino Artusi, 1891)

La cucina descritta nel libro è assolutamente libera e Pellegrino stesso dice che: “il miglior maestro è la pratica”. Unico limite è solo il “buon gusto”, frutto di un equilibrio che si costruisce con la pratica e l’esperienza.

Pellegrino Artusi non era un cuoco, attenzione, quindi lui non cucinava; ed è molto dolce come parla di “Marietta”. Chi è Marietta? La Marietta era una giovane intraprendente che, insieme a un altro cuoco, Francesco Ruffili, lo aiuta a mettere in pratica le ricette. A Marietta, Artusi dedica il “panettone Marietta”, e dice questo: «La Marietta è una brava cuoca e tanto buona ed onesta da meritare che io intitoli questo dolce col nome suo, avendolo imparato da lei».

Pensate, e questo è molto dolce, appunto, da parte di Artusi, che la gratitudine   è così grande verso i suoi due collaboratori che lascerà proprio a loro due i diritti d’autore della sua opera.

Bene, ci sarebbero molte altre cose interessanti da dire su Artusi e sul suo ricettario, ma per oggi mi fermo qui. La prossima volta leggerò alcuni piccoli pezzi.
Ci tengo a sottolineare che ho preso queste informazioni dagli studi di Massimo Montanari (potete trovare molte interessanti interviste dello studioso su Youtube) e dal sito di Casa Artusi. Casa Artusi è un museo e uno spazio interattivo che ancora oggi organizza iniziative legate alla figura di Pellegrino Artusi. Vi consiglio di guardare il loro sito web, organizzano sempre cose interessanti, metterò tutti i link in descrizione.

Ancora una volta grazie dell’ascolto e ci sentiamo presto.

Ciao ciao!

Fonti e link utili:

 

06 – A come Amore – Paolo e Francesca

Oggi racconto brevemente due storie d’amore dalla letteratura e dalla vita. La prima arriva dal mondo di Dante, dal V canto dell’Inferno. La storia d’amore di Paolo e Francesca colpisce ancora oggi per la passione, il sentimento e la tragedia. La seconda è una storia d’amore fra due grandi attori, scrittori e registi italiani: Dario Fo e Franca Rame.
Conoscete storie d’amore, letterarie e non? Buon ascolto!

 

Trascrizione:

Ciao a tutti, ben ritrovati con il nostro podcast settimanale, io sono Linda e oggi parliamo di: Amore.

Amore è una parola molto usata, che sentiamo quasi quotidianamente nella nostra vita privata, nelle canzoni, nella letteratura, in televisione, eccetera. Tutti i grandi scrittori e poeti padri della lingua italiana e straniera, i maestri della letteratura, hanno scritto d’amore. Possiamo pensare agli antichi greci, ad esempio, che parlavano dell’eros, al “Odi et amo” del poeta latino che si chiama Catullo, l’amore nella letteratura di molti poeti e scrittori. Questo amore che si confronta con molte facce della stessa medaglia: la morte, l’odio, la menzogna, la bugia e ci sono sicuramente molti molti capolavori che sono nati da questo sentimento.

Oggi voglio fare riferimento in particolare a due storie d’amore della letteratura: la prima è prevalentemente letteraria, anche se si ispira a una storia vera; la seconda, invece, parla di due persone in carne ed ossa, due persone contemporanee.

Per la prima storia d’amore dobbiamo riferirci a Dante, il Dante che io adoro, che io amo e che voglio farvi piano piano scoprire con i miei podcast. Quindi: siamo nella Divina Commedia, nel Canto 5 dell’inferno e Dante e Virgilio stanno scendendo gli Inferi.

Quali sono i peccatori? E qual è la pena? In questo giro, in questo canto, si parla dei lussuriosi: le persone che in vita sono state travolte dalla passione amorosa e che ora, secondo la legge del contrappasso, sono travolte da una bufera incessante, una bufera che non si ferma.

Che cosa significa contrappasso? La legge del contrappasso, che dal latino significa “soffrire il contrario” è un principio che regola la pena dei reati secondo il contrario della loro colpa oppure l’analogia. Vi faccio un esempio: un esempio di pena del contrappasso nella Divina Commedia è la pena dei Golosi che devono mangiare fango per l’eternità. Dante applica questa pena nella sua Divina Commedia.

Dante e Virgilio qui nel quinto Canto, incontrano le anime dei lussuriosi. I lussuriosi sono in questa bufera che non dà tregua, in particolare, due ombre attirano l’attenzione di Dante perché a differenza di tutte le altre sono vicine, procedono vicine.
Due spiriti volano verso Dante come due colombe, Dante usa proprio questa metafora: parla di “due colombe che vanno verso il nido”. Quando si avvicinano, Dante scopre che queste anime sono un uomo e una donna. La donna ringrazia Dante per la sua pietà e inizia a parlare; si presenta, dice che è nata a Ravenna e che in vita era legata da un amore indissolubile, un amore che non si può rompere, con l’uomo che ancora oggi è accanto a lei, nella morte. Tutti e due sono stati assassinati. Uno dei momenti più belli del canto è proprio quando Paolo e Francesca raccontano il loro innamoramento ed è una scena molto dolce, perché loro stanno leggendo, stanno leggendo la storia di Lancillotto, in particolare. Con la letteratura si innamorano. Loro seguono i passi della letteratura e allo stesso tempo il loro amore nasce e cresce fino al momento del bacio, questo bacio che è stata la prova fisica del loro amore ed è stato anche il motivo per cui poi sono stati uccisi. Il momento del bacio è molto bello e Dante lo racconta tramite Francesca nel Quinto Canto dell’Inferno, è una scena molto romantica ed è stata anche rappresentata negli anni da molti artisti posteriori a Dante.

Ma chi sono questi due personaggi?

Sappiamo che sono personaggi reali, anche se la loro storia non è raccontata dai contemporanei di Dante al di fuori della Divina Commedia, sappiamo che era un matrimonio che era stato stipulato, era stato fatto per ragioni politiche. Infatti, serviva a garantire la pace fra due famiglie e due città dopo un lungo periodo di scontri.

Però, scopriamo di più su questi due personaggi.
Francesca è il nome completo di Francesca da Rimini: lei era figlia di Guido da Polenta, il signore di Ravenna. Ricordate che in quel tempo, a quel tempo, l’Italia era divisa in ducati. L’Italia non era unita come oggi. Guido da Polenta, il papà di Francesca, era il signore di Ravenna.
Francesca è data in sposa con un matrimonio combinato a un uomo che si chiama Gianciotto Malatesta, un condottiero che ha combattuto insieme al fratello Paolo per i Da Polenta, per il dominio sulla città. Questo non era un matrimonio d’amore: infatti, nel 1284, Francesca tradisce Gianciotto con suo fratello Paolo e i due amanti sono poi uccisi da Gianciotto, uccisi dal marito di Francesca. Solo Dante, appunto, parla di loro e nessuno storico contemporaneo racconta questa storia. Forse perché questo era un episodio imbarazzante per la Signoria di Rimini, per i signori di Rimini.

Paolo Malatesta era detto “il bello” per la sua prestanza fisica, era un nobile italiano della famiglia dei Malatesta. L’immagine tradizionale di questo personaggio è romantica, però sappiamo che nella vita reale era un uomo molto impegnato in politica e molto passionale; era sposato, ma si appassiona subito per Francesca che è sua cognata.
Combatteva per il padre per un gruppo politico presente in quel periodo che si chiama “i Guelfi”; probabilmente Dante conosce e incontra Paolo durante uno dei suoi viaggi.

Perché parlo di questa storia?

Prima di tutto è una storia d’amore che tutti conosciamo; ogni italiano conosce Paolo e Francesca, sono stati da sempre considerati un simbolo di amore passionale eterno, ma anche rappresentano la gelosia e in ultimo la tragedia. Secondo, perché considero i versi di Dante estremamente commoventi e meravigliosi. Infine, terzo, perché c’è una profonda contraddizione, quasi un’ingiustizia. Pensateci: i due si amano di un amore puro, sono protagonisti di una, di un avvenimento, di un fatto, che oggi potrebbe essere considerato quasi normale, però nella Divina Commedia e nella vita, sono costretti a vivere nella punizione per l’eternità. La cosa bella anche di questo Canto che, mentre Dante parla con le due anime, solo Francesca risponde e mentre lei racconta la loro storia Paolo rimane in silenzio, sempre vicino a lei, e piange. Dante si mostra molto empatico e molto commosso. I sentimenti di Dante sono così forti che alla fine del Canto si sente mancare e sviene: trovo questo molto rappresentativo e molto umano da parte di Dante, che giudica da un certo punto di vista le anime, collocandole nell’Inferno, ma allo stesso tempo si dimostra molto compassionevole e umano.

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Il secondo esempio di amore di cui voglio parlare oggi è più contemporaneo, sono due persone in carne ed ossa che sono morte pochi anni fa, italiane. Forse avete sentito parlare di Dario Fo. Dario Fo ha rivoluzionato il teatro italiano e internazionale: nel 1997 ha vinto anche il Premio Nobel per la letteratura. Dario Fo era un drammaturgo, uno scrittore, un grande attore, un regista, autore, pittore, attivista, ha fatto molte cose nella sua vita, sempre legate al campo della cultura e dell’arte. In particolare, si è dedicato molto alla Commedia dell’Arte italiana e nel suo teatro ha sempre dato voce alle persone umili.
Non possiamo però di vedere la sua vita da quella della sua compagna, amica e collega Franca Rame. Questi due attori si sono conosciuti molto giovani e sono stati sposati per più di 50 anni. Hanno scritto e lavorato insieme, sempre, e sono sicuramente una delle coppie più belle e celebri del mondo culturale italiano. Tutti conosciamo l’amore di Franca Rame e Dario Fo e tutti ci ricordiamo della loro, della loro vita insieme.
Quando Dario parla del suo primo incontro con Franca dice questo: (virgolette, quindi questa è una citazione) “persi la testa per lei solo guardando una foto e per conquistarla finsi di ignorarla”. Appunto è impossibile dividere Franca Rame e Dario Fo e dividere il teatro dalla loro unione.
Se non conoscete questa coppia, vi consiglio di fare una ricerca su internet, di osservare le straordinarie interpretazioni di Fo e scoprire un po’ di più sulla vita di due persone che hanno unito il loro amore al teatro e all’ attivismo politico.

Anche per oggi è tutto; potete commentare, se volete, e parlare delle, delle storie d’amore che conoscete reali o irreali, di letteratura o tratte dalla vita vera, dalla vita reale: sarò pronta a leggere i vostri commenti. Per questa settimana vi saluto, vi auguro una settimana piena d’amore, di cioccolata, di calduccio e di affetto.

Ciao ciao, a presto.

05 – Abbecedario

Abbecedario comes from Abc and is a book used by school kids in the past. In general, it means alphabet, a list of letters or words as an approach to any language. I want to build together a virtual Abbecedario: during each episode we will focus on a word, a concept. This will be for us the starting point to explore together the Italian language and especially Italian literature. Today, discover with me 6 curiosities about words and languages. Buon ascolto!

 

Trascrizione:

Ciao a tutti e bentornati a Pensieri & Parole.
Oggi parliamo di: abbecedari, lingue e curiosità.

Ora, abbecedario: avete già sentito questa parola? Pensateci, ascoltate il suono: a-bbe-ce-dario, che cosa significa? Come potete immaginare, la parola abbecedario arriva dalle prime lettere dell’alfabeto: a, b, c, d. Abbecedario. L’abbecedario era un libro, un piccolo libro, un libricino per imparare a leggere e scrivere secondo il metodo sillabico, quindi dell’abc.

Perché ho scelto questa parola per oggi? Perché voglio usare questa parola, quest’ immagine, come riferimento per le prossime puntate del nostro podcast. Ogni puntata, infatti, sarà dedicata a una parola, un concetto, un’idea. Ad esempio: A come Amore e amicizia, B come bellezza,  C come caffè, eccetera eccetera. Dalla parola di partenza, ogni settimana, racconterò fatti o curiosità legate alla lingua e la cultura italiane; in questo modo possiamo così costruire un abbecedario insieme, virtuale e vocale.

Parliamo di oggi: voglio dedicare l’appuntamento di oggi alla lingua e alle parole. Un abbecedario, infatti, è una raccolta di parole importanti e basiche, quelle che impariamo a scuola nei primi anni di vita. Ho raccolto alcune curiosità, quindi, sulle lingue, le parole del mondo e mi piacerebbe condividere con voi queste informazioni oggi. Sono dei fatti che io ho trovato curiosi e interessanti. Siete pronti? Andiamo, via!

Numero 1

Tutti sappiamo che la lingua italiana non è semplice. Ormai questo è riconosciuto da tutti, soprattutto dalle persone che studiano l’italiano. Forse però non tutti sanno che esiste un fenomeno che si chiama “enantiosemia”, è un fenomeno linguistico e questo nome un po’ difficile, enantiosemia, arriva dal greco. “Enantios” significa, infatti, ”contrario” e “semia” significa segno. Enantiosemia è il gruppo delle parole che indicano una cosa e il suo esatto contrario, quindi delle parole che significano due cose esattamente opposte.
Ma perché queste parole significano due cose opposte? Probabilmente questa polisemia, quindi più significati nella stessa parola, è dovuta all’evoluzione storica di questi vocaboli.

Voglio farvi alcuni esempi interessanti nella lingua italiana:

  • la parola “tirare” in italiano significa sia “lanciare via”, quindi scagliare (ad esempio tirare una palla), oppure “attrarre a se” (ad esempio: tirare una corda). Quindi quando tiriamo un oggetto verso di noi e anche quando lo allontaniamo.
  • la parola “ospite” è interessante perché la parola “ospite” significa sia “chi ospita” e sia “chi ha ospitato”, indica la persona che riceve qualcuno in casa, ma anche la persona che è ricevuta.
  • una “storia” e sia “un racconto inventato” (ad esempio la storia di Biancaneve), sia una “storia reale” (ad esempio la storia della Prima Guerra Mondiale).
  • affittare” in italiano significa sia “dare in affitto” (esempio: affitto la mia casa a un amico), sia “prendere in affitto” (ad esempio: ho affittato una casa al mare per le vacanze).
  • un’ultima, un ultimo esempio può essere la parola “pauroso”. “Pauroso” è sia una cosa che “fa paura” (esempio: ho visto un film pauroso), sia “una persona che prova paura” (ad esempio: Camilla è una persona molto paurosa).

Numero 2

Quante lingue si parlano al mondo?
Non posso oggi darvi un numero preciso perché questi calcoli non sono proprio esatti, ma possiamo parlare di 7097 lingue più o meno, che sono parlate oggi. Questo numero è in continuo cambiamento. Primo, perché impariamo di nuove lingue ogni giorno, quindi alcune lingue non sono ancora conosciute, e anche perché le lingue stesse sono in cambiamento. Ci sono lingue che cambiano, lingue che scompaiono, nuove lingue che nascono, però possiamo parlare approssimativamente di un numero: di questo numero 7 mila lingue che sono parlate oggi. Ma, è interessante sapere che il 75% degli abitanti del mondo parla più di una lingua e la Bibbia, il libro più tradotto al mondo, è disponibile in 2454 lingue.

Numero 3

C’è una lingua in Messico che si chiama ayapaneco, non so se ho pronunciato bene, comunque questa lingua rischia di scomparire: è solo parlata oggi da un piccolo gruppo di persone. Un linguista, Jonathan Ranger, stima che ci siano più o meno 15 parlanti, 15 persone che parlano ancora questa lingua. Però, in generale, possiamo parlare di almeno 2400 lingue che sono classificate come in pericolo, cioè che rischiano di scomparire, perché i parlanti sono meno di 1000 persone.

Numero 4

Sulle isole Canarie, in particolare alla Gomena, si parla una lingua chiamata “silbo gomero” costituita da quattro consonanti, altrettante vocali; quindi, quattro consonanti, quattro vocali e più di 400 vocaboli, parole, articolate esclusivamente con i fischi. Sapete che cos’è un fischio? Un fischio è questo.
Gli abitanti di quest’isola in particolare, che in particolare sono pastori, usano questo linguaggio perché devono parlarsi a grande distanza; per rendere il fischio più forte, mettono una, due o tre dita in bocca e usano le mani come megafono. Ci sono regole grammaticali e fonetiche precise e queste permettono di sviluppare veri e propri discorsi; è così forte che possiamo udirlo, ascoltarlo fino a 5 km di distanza. È stato inventato dagli aborigeni guanci che usavano questo linguaggio per comunicare tra le grandi valli che vedono l’isola. È stato poi adottato successivamente dai colonizzatori spagnoli, è stato usato per secoli e poi è iniziato, ha iniziato a scomparire nel corso del 1900. Poi dal 1990 il governo delle Canarie ha iniziato dei progetti per inserire questa lingua nelle scuole.

Numero 5

E le lingue artificiali? Beh forse conoscete l‘esperanto. L’esperanto è una lingua artificiale e parlata da un numero di persone che varia dai 500 mila e due milioni. È stata usata in due film girati fra il 1964 e il 1965. Questa lingua è stata sviluppata fra il 1872 e il 1887 da un polacco di origini ebraiche: Ludwik Zamenhof, non so se ho pronunciato bene, forse gli ascoltatori polacchi possono mandarmi un messaggio e correggermi, in caso.
Possiamo oggi contare fino a 2 milioni di persone a livello mondiale che parlano o capiscono l’esperanto in diverso grado, includendo circa 1000, da 1000 a 2000 persone, che sono nate come parlanti nativi, quindi che parlano esperanto dalla nascita. Questo è molto interessante, pensate a questa questo fatto: l’idea di creare una lingua, creare una lingua da zero, e creare delle persone che utilizzano questa lingua in un modo materno, la lingua madre; è molto interessante.

Qual è il paese in cui sono parlate più lingue?

L’India ha più lingue ufficiali di qualsiasi altro paese del mondo, sono 22. In ogni caso, è importante notare che queste lingue non sono ufficiali a livello nazionale, ma sono ufficiali a livello regionale. Se invece parliamo di lingue ufficiali nazionali, allora lo Zimbabwe ha 16 lingue ufficiali, più di qualsiasi altra nazione. La lingua più isolata del mondo, nel senso che l’unica lingua sulla terra che non è direttamente collegata nessun’altra, è la lingua Basca che viene parlata nelle regioni di confine tra la Spagna e la Francia.

Ultimo fatto curioso

Ci sono anche le lingue di fantasia. Il caso forse più famoso è quello del popolo Klingon, il popolo guerriero di Star Trek. Questa è una lingua artificiale inventata da un linguista che voleva dare credibilità al film, alla serie televisiva. Non è l’unico, ci sono altri casi di lingua artificiale nella letteratura, nel cinema e nella televisione. Forse conoscete, ad esempio, Arancia Meccanica di Stanley Kubrick: i protagonisti del film parlano una lingua inventata mixando inglese e russo. Oppure, un altro caso celeberrimo che tutti noi conosciamo, è il caso di Tolkien, il creatore della saga del Signore degli Anelli. Prima di diventare celebre come scrittore, Tolkien era un filologo. Per i suoi romanzi pensate che ha creato la grammatica e il vocabolario dell’elfico e di altre 10 lingue.

Le curiosità di oggi finiscono qui, spero che siano state interessanti per voi. Torniamo la settimana prossima con la prima lettera dell’alfabeto, la lettera A. Se nel frattempo tempo volete sentire qualcosa di particolare nel podcast, volete farmi una domanda particolare, oppure vi piacerebbe esplorare dei temi particolari, potete semplicemente contattarmi, mandandomi un’email, visitando il mio sito oppure la mia pagina Facebook. italiano Vi ringrazio ancora per l’attenzione e per l’ascolto e vi auguro una buonissima settimana

 

Fonti e link utili:

04 – Il Latino

 

What’s the connection between Italian and Latin? Do dialects come from Early Italian or Latin? Is it useful to study Latin? Listen to this week’s episode and discover with me why Latin is still important and alive!

 

Trascrizione:

Ciao a tutti e ben ritrovati per il nostro appuntamento settimanale. Io sono Linda e oggi voglio parlarvi di latino. Ma non preoccupatevi, non voglio fare una lezione scolastica, non voglio fare una lezione di grammatica latina, ma voglio semplicemente condividere con voi e provare a rispondere ad alcune domande che sento spesso da persone che stanno studiando l’italiano. Prima però iniziamo con alcuni proverbi latini che sono ancora usati nella lingua italiana, quindi al giorno d’oggi noi ancora usiamo sia parole latine sia veri e propri motti, proverbi e questi, che ho selezionato per voi, sono alcuni dei proverbi più efficaci, secondo me, e anche più usati.

1 Carpe Diem

Forse avete già sentito questo proverbio e non so se è presente anche nella vostra lingua, ma Carpe Diem significa: cogli l’attimo, prendi l’attimo. Invita a godersi il momento nella vita.

numero 2.
Verba volant, scripta manent
che significa: le parole volano ma ciò che è scritto rimane. Questo è un proverbio che di solito serve a indicare l’importanza della scrittura, l’importanza in questo caso ad esempio della letteratura che noi amiamo tanto.

numero 3
repetita iuvant
questo motto latino significa: ripetere è utile ed è particolarmente importante per chi sta imparando una nuova lingua. Quindi “repetita iuvant”: ripetere aiuta.

mens sana in corpore sano
detto forse conosciuto e significa semplicemente: mente sana in corpo sano.

Ultima: De gustibus non disputandum est
letteralmente significa: sui gusti non si discute. Io uso spesso questo proverbio, in particolare perché ho vissuto per molti anni all’estero. Attualmente ad esempio sono in Brasile e spesso qui in Brasile mi capita di vedere persone che mettono il ketchup sulla pizza (!!!) e la mia risposta, dopo un’espressione un po’ di disgusto, è sempre questa: de gustibus… Spesso noi italiani non finiamo la frase, quindi diciamo semplicemente “De gustibus” ad indicare però: De gustibus non disputandum est. Quindi pazienza, non posso discutere sui gusti degli altri. Un piccolo esempio per farvi capire il significato di questo proverbio.

Bene, ora rispondiamo ad alcune domande.

Prima domanda: Qual è il rapporto di latino e italiano?

Possiamo rispondere a questa domanda con il contributo di un grande linguista che si chiama Bruno Migliorini che ha cercato di rispondere a questo dubbio in una delle conversazioni radiofoniche che ha pubblicato nel 1949. Lui, per descrivere il rapporto fra latino e italiano, parla di continuità. Usa questa parola: continuità. E dice: immaginiamo di essere in un villaggio in Toscana e immaginiamo di poter ascoltare di generazione in generazione, di secolo in secolo, la lingua che si parla in questo piccolo villaggio. Dall’età Romana, cioè da quando è scomparso l’ultimo vecchio che parlava Etrusco, fino a oggi possiamo immaginare che di padre in figlio, quindi di generazione in generazione, ci sono stati mutamenti leggeri, molto lievi. Sì, forse qualche suono è cambiato, un certo numero di parole forse sono state sostituite da altre, altre sono arrivate, quindi sono arrivate parole nuove, ma insomma, se guardiamo passo dopo passo questo questo cambiamento di generazione non c’è stato un momento in cui le persone hanno iniziato, hanno smesso di parlare una lingua e hanno iniziato a parlarne un’altra. Quindi possiamo parlare di continuità, la lingua è cambiata gradualmente, non è mai, non c’è mai stato un cambio scioccante, un cambio molto veloce.

Per la lingua scritta però è diverso: il più antico documento di italiano volgare è un documento che è conservato nell’abbazia di Montecassino ed è un documento del 960. In questo documento è chiarissimo o chiarissima la differenza tra latino e italiano. Tutto il documento, infatti, è scritto in latino tranne una sola formula italiana ripetuta quattro volte. Questa formula italiana è la testimonianza di un uomo che durante il processo interviene. Da questo documento si vede che i testimoni parlavano volgare mentre la scrittura ufficiale della lingua ufficiale, della scrittura, era appunto il latino. Questa è la più antica testimonianza di italiano scritto. Migliorini, sempre in questo caso, analizza il documento e fa notare che c’è una distinzione molto grande quindi: vediamo che c’è latino e vediamo il volgare; si vede chiaramente questa distinzione. Possiamo quindi ritornare alla metafora di prima, immaginare lo stesso villaggio, e vedere come di secolo in secolo la lingua che le persone parlano cambia, a poco a poco, mentre la lingua della scrittura non cambia. Quindi, nella lingua parlata il latino si è trasformato in italiano piano piano, ma per le scritture tutto è congelato; è come se tutto rimanesse cristallizzato nel tempo.

L’altra domanda che spesso sento spesso è: i dialetti, i dialetti arrivano dal latino o dall’italiano? i dialetti sono mutazioni del latino o dell’italiano?

Bene, i dialetti nascono dalla trasformazione del latino parlato non dell’italiano. Come noi sappiamo, e come abbiamo visto negli episodi precedenti, fra questi dialetti, fra queste lingue, uno si è imposto: il dialetto toscano che si è lentamente trasformato nell’italiano moderno.

Anche qui Migliorini fa una similitudine e possiamo pensare a una foresta. Quindi: immaginate una foresta in cui per alcuni secoli ci sono centinaia di piante che hanno la stessa specie, ma hanno una varietà diversa, che si riproducono spontaneamente. Una foresta, molte piante, stessa specie ma varietà ,diverse varietà, diversi colori, diverse forme che si riproducono in modo naturale.
Supponiamo adesso che, in un certo momento, arriva un un arboricoltore: una persona che pota le piante. Questa, questo uomo, sceglie la varietà più pregiata, la varietà che preferisce e inizia ad innestare questa varietà con altre piante: è quello che un po’ successo con il fiorentino che è stato scelto lingua privilegiata ma poi ha preso molte parole dagli altri, dalle altre, gli altri dialetti d’Italia. È questo che è successo quando Dante, Petrarca e Boccaccio hanno preso il fiorentino nel 1300, lo hanno eletto, elevato a illustre e nel frattempo però hanno usato altre parole che venivano prese da dialetti contemporanei, ma non di Firenze. Infatti, ancora oggi possiamo vedere nell’italiano parole che non arrivano dal dal Fiorentino, ma che arrivano da contributi di altre regioni. Quindi parole che sono prese dalle lingue che erano parlate nella zona romana oppure nella zona della Liguria, Lombardia, eccetera eccetera.

Ultima domanda: è utile studiare latino a scuola?

In molti licei, in molte scuole superiori, il latino è materia curricolare. Noi studiamo latino per 3 anni, 5 anni, dipende, all’università, eccetera. In molti si sono fatti questa domanda e si chiedono: è importante studiare il latino a scuola?
Negli ultimi anni è uscito un libro di Nicola Gardini che si chiama Viva il latino –  Storia e bellezza di una lingua inutile. Nicola Gardini è insegnante di letteratura italiana a Oxford e in riferimento al latino, in particolare, dice che il latino è lo strumento espressivo che serve a farci quello che siamo. Che cosa significa? in primo luogo significa che tramite il latino noi possiamo capire il presente. Il presente, che è un epoca figlia di un passato; possiamo capire le nostre origini e possiamo conoscere le nostre radici.
La tradizione occidentale, quindi la tradizione italiana in particolar modo, ma in generale la tradizione occidentale, ha le sue radici nella cultura greca, principalmente in quella romana e in quella cristiana. La filosofia, il ragionamento, il gusto della bellezza, sono arrivate molto spesso dai greci e diritto, il senso dello Stato eccetera, invece, arrivano dai Romani.
Il cristianesimo ha poi introdotto una nuova concezione di persona, civiltà, valori, eccetera. Quindi, studiare la civiltà, la letteratura, la lingua latina significa conoscere le proprie radici. È un po’ come conoscere i propri genitori.
In secondo luogo, sapere il latino permette non solo di conoscere la nostra storia, ma anche di riuscire a leggere i grandi autori del passato. Ci sono molte grandi opere che appartengono al passato e sono scritte in latino: pensiamo a Virgilio, Orazio, Seneca, Cicerone per citare solo qualche nome illustre, qualche nome famoso della letteratura latina. Conoscere il latino ci permette in maniera metaforica di incontrare i grandi del passato, le grandi menti del passato e di confrontarsi con loro. Lo stesso Machiavelli scrive questo in una lettera che invia nel 1513 a Francesco Vettori.

Bene, ho cercato di rispondere alle 3 domande più comuni relative al latino. Spero di essere stata chiara e vi lascio con un proverbio, questa volta in latino: è un proverbio di Seneca, che considero scrittore molto interessante e sempre molto pieno di consigli, ricco di consigli. E il motto latino è questo: vita, si uti scias, longa est. E il significato è: la vita, se sai usarla, è lunga. 

Se avete altre domande rimango a disposizione. Per questa settimana vi saluto e vi auguro una buona settimana.

Ciao ciao

 

Link utili e fonti:

03 – La lettura

Which are the benefits of reading while we are learning a language? Can I read even if my Italian is not advanced? Of course YES! Listen to today’s podcast and discover with me 5 tips to enjoy reading and literature in Italian.

 

Trascrizione:

Ciao a tutti! Io sono Linda Riolo di Speak Italiano e vi do il benvenuto al nostro appuntamento settimanale con la letterature e la cultura italiane.

Il tema di oggi è: la lettura. Oggi voglio parlare di lettura. E inizio con un’immagine: immaginate un iceberg, ok? Quindi 80% dell’iceberg di solito è sotto l’acqua e 20% è in superficie. Ora, immaginate voi stessi e il vostro apprendimento delle lingue.

Un professore canadese, un po’ di anni fa, il professor Jim Cummins, ha ideato questa metafora: quindi, dell’apprendente, della persona che sta imparando le lingue e l’iceberg. Ora, molta della vostra conoscenza può essere sott’acqua: nel senso che forse voi riuscite a capire molte cose della lingua, riuscite a comprendere il contesto, riuscite a seguire un discorso tra madrelingua, ma non riuscite ancora a parlare. Oppure viceversa: riuscite a capire bene il linguaggio parlato e non riuscite a scrivere oppure a leggere letteratura.
Bene, questo non significa che voi non conosciate la lingua che state studiando, in questo caso la lingua italiana. Dovete capire che tutte queste abilità che voi state accumulando con lo studio, con la lettura, con l’ascolto, sono input molto importanti: sono input positivi.  Questi input che stanno sotto l’acqua e che serviranno in futuro a rendervi più fluenti, più naturali e più sicuri anche delle vostre capacità. Quindi, questa teoria dell’iceberg è molto positiva, è un’immagine secondo me è molto bella e possiamo pensare a questo quando ci sentiamo un po’ scoraggiati, un po’ frustrati per le nostre conoscenze linguistiche. Succede anche a me con l’inglese ad esempio, oppure con il portoghese che sto imparando: a volte mi sento di non sapere abbastanza la lingua, di non poter interagire con i madrelingua. In realtà è molto bello pensare che ci sono tutte delle abilità, una grande conoscenza, che noi abbiamo sviluppato, abbiamo accumulato e che rimane sotto l’acqua: è solo una questione di tempo per farla emergere e per iniziare ad usare queste abilità che noi stiamo immagazzinando, che stiamo accumulando.

Voglio parlare della lettura in 5 punti. Quindi, oggi vi darò alcuni consigli per sviluppare l’abilità della lettura e anche alcune curiosità.

Punto 1

Molte persone pensano che per riuscire a leggere un romanzo, quindi per riuscire a leggere, ci vogliano abilità linguistiche molto elevate, molto avanzate. Quindi molte persone che stanno studiando una lingua, ad esempio anche molte persone che studiano l’italiano, si avvicinano alla lettura e alla letteratura abbastanza tardi perché pensano che, per leggere un libro e quindi per divertirsi con la lettura, sia necessaria una conoscenza avanzata della lingua. Questo in realtà non è vero: pensate che per leggere un libro, di solito, in media ci vuole una conoscenza di 300 parole, che sono ripetute spesso nei testi. Quindi questo non è vero: non è vero che per iniziare a leggere dobbiamo avere un livello di italiano avanzato. Forse solo se vogliamo leggere filosofia, se vogliamo leggere saggi, storia, oppure materie molto specifiche. Per la maggior parte dei libri, direi l’80%, non è necessario questo. Dobbiamo, quando leggiamo, applicare una cosa che si chiama “lettura estensiva”, cioè una tecnica, ecco, che si chiama lettura estensiva. Cioè dobbiamo leggere senza cercare ogni parola sul dizionario: va bene tenere il dizionario per sicurezza vicino, ma questo deve servire solo per emergenza. Cioè, se davvero non conoscete il significato di una parola, allora potete cercare sul dizionario. Ma solo se questa parola, ignota, questa parola che non conoscete, vi ferma nella vostra comprensione generale. In generale, noi possiamo capire il contesto, possiamo capire che cosa sta succedendo in una storia: non abbiamo bisogno del dizionario. Spesso è il nostro perfezionismo che ci fa cercare ogni singola parola.
Questo di solito genera frustrazione e dopo due pagine spesso abbandoniamo il libro. In realtà, con un input positivo e con un po’ di flessibilità personale, un po’ di leggerezza se vogliamo, possiamo benissimo leggere qualcosa in italiano anche se non abbiamo un livello molto avanzato. ll primo punto è questo: non servono abilità linguistiche avanzate per leggere qualcosa nella lingua che state studiando, in questo caso in italiano.

Punto 2

Ovvio che è preferibile un apprendimento graduale. Il punto numero 2 è: apprendimento graduale.  Non dimenticate infatti che una lettura, una cosa che leggiamo, deve essere piacevole. Noi possiamo avere tutta la pazienza del mondo, ma se cerchiamo di leggere un libro molto più avanzato rispetto al nostro livello, ovviamente non riusciremo ad arrivare fino alla fine. Durante la lettura potete segnare le parole che non conoscete, però è necessario che almeno riusciate a capire l’ 80% di quello che state leggendo. Quindi, potete fare una semplice prova per scegliere i libri: potete andare in libreria, aprire il libro, provare a leggere il primo paragrafo. Se su 10 parole ci sono 8 parole che non … che conoscete, scusate e una o due che non conoscete, allora va bene; anche 3 che non conoscete, ma se diventano, le parole che non conoscete, diventano di più, allora potrebbe essere un problema.

C’è un grande linguista che si chiama Krashen (Stephen): lui idealizza un’ipotesi che si chiama ipotesi dell’input. Cioè, lui dice che un modo per procedere, per progredire, per andare avanti nello studio di una lingua straniera, comporta un’esposizione a un input che non sia né troppo facile né troppo difficile. L’input, quindi lo stimolo che voi ricevete, deve essere comprensibile: cioè deve essere nella giusta posizione fra facile, troppo facile per voi, e troppo difficile. Infatti, si parla spesso di: più uno (+1). Cioè, voi dovreste scegliere materiali che vi portino a questo “più uno”, cioè una cosa non troppo facile, ma allo stesso tempo non troppo difficile. Non ci deve essere troppa frustrazione.

A volte vogliamo capire tutto quello che stiamo leggendo e quindi ci affidiamo molto al dizionario: in realtà è molto importante usare il proprio intuito, il proprio istinto. Se siamo in un paese straniero e non abbiamo a disposizione un dizionario, il nostro cervello ci può aiutare per riuscire a capire il contesto, riuscire a capire di che cosa si sta parlando. Quindi, il nostro cervello attiva l’intuito. Questo è molto importante anche quando leggiamo: dobbiamo usare la nostra intuizione. In questo modo la lettura può essere piacevole.

È anche molto utile, se riuscite, sottolineare le parole che non conoscete, mentre state leggendo e creare quelle che chiamiamo flashcards. Cioè, ci sono molte app, molti programmi digitali che possono aiutarvi in questo, però delle flashcard non sono nient’altro che delle carte, che possono essere manuali o digitali, in cui voi scrivete la definizione della parola che non conoscete. Potete scegliere se usare la vostra lingua o se scrivere la definizione nella lingua che state studiando, quindi in questo caso l’italiano e dall’altro lato la parola. Con questo mazzo di carte potete poi allenarvi a memorizzare le nuove parole che non conoscete, però questo in un secondo momento: durante la lettura è importante rilassarsi e divertirsi.

Punto 3

Il punto numero 3 è: leggere ad alta voce. Non per tutto il libro, ovviamente, però per migliorare la vostra pronuncia e le vostre abilità di lettura è un buon consiglio quello di leggere in alcuni punti ad alta voce. Cioè non nella vostra mente ma usando la vostra voce. Questo serve sia per la vostra pronuncia, sia per la vostra bocca, per imparare ad articolare le parole che pronunciate. Perché ovviamente in italiano si fanno movimenti diversi da quelli che facciamo quando parliamo inglese o altre lingue. Se avete un dubbio su qualche parola, potete anche cercare su internet la pronuncia corretta. Ci sono molti siti web che oggi fanno, mostrano, fanno sentire la pronuncia corretta delle parole. Una cosa molto importante, mentre leggete, e potete fare questo esercizio anche mentre leggete a voce alta, è identificare le parole chiavi o le frasi chiavi. Quindi le parole che sono importanti per dare un significato a quello che state leggendo.

Punto 4

Il consiglio numero 4 è quello di iniziare dai racconti, le storie brevi, storie corte. Perché? Ovviamente se voi scegliete un grande romanzo come prima lettura è più difficile arrivare fino alla fine. Quindi è più difficile trovare questa soddisfazione e la spinta che vi porta a continuare a leggere. Di solito, infatti, è meglio iniziare da qualcosa di più breve, di più corto: ci sono molte storie corte su internet. Oppure potete cercare qualche sito web dedicato a scrittori contemporanei. Ovvio che se scegliete romanzi come il Signore degli Anelli che è 1500 pagine o più, sarà molto difficile per voi arrivare a una grande soddisfazione in poco tempo.

Collegate la vostra lettura alla scrittura, perché spesso c’è il rischio di imparare bene a leggere però dimenticare altre abilità come possono essere il parlato, parlare o la scrittura. Se potete e se avete tempo, se volete, provate a scrivere dei piccoli pensieri mentre leggete. Questi piccoli pensieri possono essere nel libro, vicino alle parole, oppure, per i puristi, per le persone che non vogliono assolutamente sporcare i libri potete prendere un piccolo notepad, un piccolo quaderno di appunti per scrivere i vostri pensieri. In questo modo potete praticare sia la lettura che la scrittura insieme, senza dimenticare una delle due. Una cosa molto molto utile e consigliata sono gli audiolibri.
Perché? Perché è molto importante, soprattutto se non siete parlanti avanzati, quindi soprattutto se il vostro livello è ancora, siete agli inizi con lo studio dell’italiano: è importante ascoltare. Ci sono oggi sul mercato molte molte opzioni di libri che hanno anche un CD, oppure un mp3, che potete ascoltare mentre leggete. Questo non solo è importante per la vostra pronuncia ma è anche importante per la vostra memoria: molte parole infatti ritornano nei testi che leggiamo. Quando inizierete a leggere vedrete che molte molte parole sono ripetute: se oltre a leggere queste parole ascoltate anche il suono, sicuramente la vostra memoria riuscirà a immagazzinare tutte queste nuove parole più facilmente.

Punto 5

L’ultimo consiglio è: dedicate tempo giornaliero alla lettura o all’ascolto, se avete un audiolibro. Perché? Spesso pensiamo che per imparare l’italiano è necessario solo avere una lezione a settimana di un’ora, oppure due lezioni da mezz’ora, un’ora e mezza, eccetera. In realtà, è molto più produttivo dedicare spazio all’italiano tutti i giorni; non deve essere per tanto tempo, bastano anche 5-10 minuti, ma è importante creare intorno a noi una situazione immersiva. Cioè: rendere l’italiano parte della nostra vita, non un passatempo, non un hobby, ma qualcosa che invece possiamo usare come parte della nostra vita, per imparare qualcosa.

Attenzione, perché l’ascolto passivo non vale: cioè molte persone pensano che solo lasciando la televisione accesa, oppure la musica, oppure un audiolibro mentre facciamo altre cose possa aiutarci a imparare l’italiano. In realtà, serve un immersione concentrata: cioè dovete concentrarvi su quello che state facendo e ovviamente il materiale che ascoltate deve essere al vostro livello. Spesso molte persone cercano di imparare l’italiano con i film: i film italiani possono essere molto complessi perché in Italia abbiamo molti dialetti, abbiamo molte differenze geografiche e regionali e usiamo molte parole colloquiali, quindi parole che sono molto legate all’area dov’è ambientato il film. Se studiate l’italiano da poco, oppure se non avete un livello molto avanzato, non è molto utile guardare film e cercare di imparare l’italiano con i film. È più utile invece trovare un libro, dei vostri, che è simile ai vostri interessi con l’audio, quindi un audiolibro e concentrarvi su questo libro 10-15 minuti al giorno. Vi piace fare qualcosa di particolare? Provate ad ascoltare in italiano su un argomento che vi piace, oppure imparare qualcosa: ricette, giardinaggio, sport, viaggi, qualsiasi cosa che può essere interessante per voi.

Bene! Anche per questa settimana abbiamo finito. Io vi ringrazio e vi saluto e ci vediamo la settimana prossima. Buona settimana. Ciao ciao

 

Link Utili:

02 – Evoluzione della lingua italiana dal 1600 al 1800

Today we will continue this journey (in Italian) into the evolution of the Italian language that we started last week. We will talk about Galileo Galilei and its fundamental role in promoting and creating a vulgar but scientific language. Look at the knowledge that we have today and imagine a world where technical and scientific knowledge belongs to an elite of intellectuals. Galileo was part of this world and started an important internal revolution.

We will talk about Alessandro Manzoni and Risorgimento. The idea of the Italian Nation boosted the willing of a common language. Manzoni was one of the protagonists of this movement. He contributed to the creation of a common and contemporary language. Finally, we will get a look to the last and most contemporary steps of this evolution: nation, newspapers, radio, tv.

Buon ascolto!

 

Trascrizione:

Ben ritrovati! Oggi continuiamo la storia della lingua italiana che abbiamo iniziato la settimana scorsa: è una storia molto lunga e ovviamente non ho parlato di tutti i dettagli, però stiamo percorrendo a grandi linee i punti fondamentali di questo percorso.

La settimana scorsa ci siamo fermati al 1600, voglio un attimo ritornare a questo momento. Perché? Il 1600 è stato un momento importante, in particolare è stato un momento importante anche per la letteratura scientifica. Forse molti di voi hanno sentito già parlare di un uomo che ha rivoluzionato la storia della scienza moderna e che si chiama Galileo Galilei. Bene, Galileo Galilei nel 1632 pubblica il suo capolavoro che si chiama “Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo”. Ora, perché quest’opera è così importante? Perché Galileo decide di scrivere quest’opera in volgare.

Nel mondo moderno ci siamo abituati ad avere accesso alla scienza e quindi tutti possiamo arrivare ad avere informazioni, ad esempio, sul mondo, sulla terra, sullo spazio, informazioni di fisica e di matematica. Nel 1600 non era così: la scienza era di proprietà degli intellettuali; in particolare, la scienza in Italia era divulgata in latino. Era quindi impossibile per una persona umile o per una persona che non era un intellettuale riuscire a sapere delle cose del mondo.

Galileo cambia questo: con la sua scelta di scrivere in volgare, lui amplia, lui ingrandisce, lui rende l’informazione aperta a tutti e fa questo per riuscire a diffondere queste informazioni scientifiche. Anche perché voleva in qualche modo creare un vocabolario, creare un linguaggio comune agli scienziati, quindi voleva un po’ staccarsi dal latino. Per fare questo lui crea un linguaggio semplice, in volgare, ma cerca di semplificare alcune costruzioni che erano un po’ complesse. Questo per rendere la logica, per rendere il suo linguaggio più accessibile, appunto più semplice. Il successo di questa prima opera di Galileo è enorme e quest’opera riesce davvero a raggiungere molte persone. Probabilmente è anche questo il motivo per cui successivamente Galileo è accusato dalla Chiesa. Il fatto di aver scritto la sua opera non in latino ma in volgare sicuramente ha contribuito alle accuse che sono state poi rivolte a Galileo da parte della Chiesa.

Ok quindi poi che cosa succede? A partire dal XVI secolo, quindi dal 1500, abbiamo detto che l’Italia aveva un unico modello per la lingua scritta ma la lingua parlata è ancora per molti secoli regionale. Molte persone scrivono in un modo, gli intellettuali scrivono in un modo, e parlano a casa in un altro. Questa cosa cambia nel 1800. Perché? Perché inizia un grande movimento nazionale. Gli italiani iniziano ad avere consapevolezza del proprio Paese: iniziano a volere una lingua unitaria. Perché? Perché in una prospettiva nazionale questa lingua doveva superare le differenze regionali e creare finalmente quello che era il popolo italiano: inizia il movimento del Risorgimento italiano. Non so se avete mai sentito parlare di questo movimento ma sicuramente avete sentito parlare di Garibaldi o di Camillo Benso Conte di Cavour: loro sono stati solo alcuni dei personaggi importanti per questa unione nazionale che è iniziata nel 1800 ed è arrivata all’Unione d’Italia nel 1861. L’unione d’Italia arriva finalmente nel 1861 dopo lotte, dopo diplomazia, ecc.  

Però, dobbiamo comunque analizzare un dato importante: Unione d’Italia non significa ancora unione linguistica. Perché? Perché nel 1861 solo il 2,5% della popolazione italiana comunica in italiano ,solo il 10% capisce la lingua: quindi l’italiano non è la lingua quotidiana della maggior parte delle persone. Pensate che il 90% della popolazione continua a parlare lingue locali e dialetti. Inoltre, c’era un altissimo indice di analfabetismo quindi persone che non sapevano leggere e non sapevano scrivere. Cosa succede? Molti intellettuali dell’epoca, parleremo adesso di un personaggio molto importante Alessandro Manzoni, capiscono che l’italiano scritto è molto antico, molto arcaico ed è molto distante dal mondo moderno e continuano quindi quel dibattito sulla lingua italiana che è iniziato nel 1300 ed è arrivato fino al 1800.

Quale lingua usare?Come creare una lingua italiana unica per tutti? L’Italia è fondata, l’Italia è stata fondata, ma come creare un modo per le persone di parlare l’una con l’altra; come unire veramente il popolo italiano?

Bene, una persona sicuramente rilevante è appunto Alessandro Manzoni che nasce nel 1785 e muore nel 1873. Se avete qualche amico italiano potete chiedere che cosa pensi dei Promessi Sposi. Ricordo, infatti, che a scuola era sempre un po’ una fatica per noi leggere questo grande romanzo, I promessi sposi, solo oggi però capisco quanto sia stato importante. Perché? Perché I Promessi Sposi, quest’opera di Manzoni, è stata davvero il punto di svolta cioè l’avvicinamento tra italiano scritto e lingua parlata.

Questo romanzo, I promessi sposi, contribuisce al movimento verso la creazione di un’Italia linguisticamente unita. I Promessi Sposi sono il primo grande passo del 1800 per riuscire a unificare un popolo che era unito a livello di istituzione, unito politicamente, ma non ancora unito culturalmente. Come creare la lingua di Manzoni? Prima di tutto dovete considerare che Manzoni, Alessandro Manzoni è nato a Milano: nella sua quotidianità lui parla l’italiano di Milano che è diverso da quello fiorentino.

Dovete anche considerare che i Promessi Sposi è stato rivisto e riscritto tre volte. Perché? Manzoni capisce che per raggiungere l’obiettivo comune si deve scegliere uno dei dialetti italiani e promuoverlo per la popolazione come lingua unica.

Quale lingua? Anche lui decide di avvicinarsi al Fiorentino: non il fiorentino antico però, ma il fiorentino moderno quindi il fiorentino parlato dalle classi colte, dalle classi intellettuali. Quindi Manzoni si avvicina questa lingua e inizia a teorizzarla inizia a semplificarla. L’uso di questo linguaggio semplice e semplificato e soprattutto la scrittura di questo romanzo segna un momento importante per intere generazioni di italiani che iniziano ad usare questa lingua non solo per lo scritto, ma anche come riferimento almeno nel vocabolario per l’orale.

Voglio leggervi l’incipit di questo romanzo perché è una frase che tutti noi italiani conosciamo, è un paragrafo, insomma, che noi tutti italiani conosciamo e voglio farvi vedere quanto la lingua di Manzoni che quindi è del 1800, 200 anni fa quasi, sia molto simile alla lingua che oggi noi usiamo.
Anche qui, non preoccupatevi se non capite tutto, provate ad ascoltare il suono e a riconoscere le parole che non sono più contemporanee. Vedrete che non ci sono molte parole non contemporanee, tutte le parole di questo paragrafo possono essere comprese da chi conosce la lingua italiana.

Questo è l’inizio del romanzo di Alessandro Manzoni I Promessi Sposi:

“Quel ramo del lago di Como, che volge a mezzogiorno, tra due catene non interrotte di monti, tutto a seni e a golfi, a seconda dello sporgere e del rientrare di quelli, vien, quasi a un tratto, a ristringersi, e a prender corso e figura di fiume”

Manzoni qui sta parlando del lago di Como, è l’inizio del nostro romanzo e descrive in un modo molto bello, in un modo molto pittoresco, la forma del lago di Como.

Bene, ovviamente non è solo questo romanzo che poi ha creato l’italiano standard che parliamo oggi: il processo è stato molto più lungo. Ovviamente un romanzo non può completamente cambiare la storia di una lingua. Quali sono stati gli altri fattori unificanti, quindi quali sono state le altre iniziative, gli altri avvenimenti storici che hanno portato alla nascita, alla creazione non alla nascita di questo italiano che oggi io parlo.

  • Beh come potete immaginare abbiamo avuto l’esercito, quindi l’esercito Nazionale: lo spostamento di ragazzi da Nord a Sud, da Est a Ovest, durante la prima e la seconda guerra mondiale, ha portato alla creazione di una lingua comune a tutti, quindi alla necessità di comunicare.
  • Poi, stessa cosa l‘industrializzazione e l’urbanizzazione quindi soprattutto dopo la Seconda Guerra Mondiale molte persone sono emigrate: alcune verso l’estero, altre dal Sud al Nord principalmente e questo ha portato all’esigenza di una lingua comune per tutti.
  • Un altro elemento che è un po’ odiato dagli italiani, ma che comunque ha contribuito alla creazione di questa lingua è la burocrazia, quindi la creazione di documenti comuni a tutti che potessero essere standard in tutta Italia.
  • Più avanti la diffusione dei giornali: i giornali per riuscire a raggiungere un pubblico più grande devono semplificare il linguaggio, creare una forma di scrittura accessibile a tutti.
  • Infine, una cosa molto molto importante è stata l’istruzione obbligatoria: l’obbligo dal 1859 di andare a scuola.
  • Dopo la forma scritta, più avanti negli anni 50, nascono le radio, il cinema e la televisione. La televisione in particolare ha un ruolo fondamentale nell’integrazione definitiva e linguistica del nostro paese.

Per finire, dobbiamo aprire una piccola parentesi sulle minoranze linguistiche; non dobbiamo pensare infatti che oggi in Italia parliamo solo italiano standard: i dialetti continuano a esistere così come alcune lingue indipendenti.
Appunto, voglio proprio farvi alcuni esempi di queste minoranze linguistiche, queste lingue indipendenti che forse non conoscete. Le minoranze storiche oggi presenti in Italia sono ad esempio:

  • il francese che è parlato in alcune zone di Piemonte e Val d’Aosta
  • il provenzale o occitano che è parlato In alcune zone di Piemonte, Liguria, in un comune della Calabria (quindi molto molto a Sud).
  • il francoprovenzale in Val d’Aosta e in due comuni in Puglia
  • il tedesco in Alto Adige e altre zone alpine
  • poi abbiamo altre lingue in Trentino: una lingua che si chiama cimbrico, in Veneto
  • abbiamo il ladino: una lingua parlata in Veneto e Trentino Alto Adige
  • il Friulano in Friuli
  • lo sloveno in alcune zone del Friuli Venezia Giulia che confinano appunto con la Slovenia
  • il serbo-croato in alcune zone di Abruzzo e Molise
  • addirittura il greco: ci sono alcune zone della Puglia e della Calabria che parlano greco
  • e l’albanese che è parlato in alcuni comuni di Molise Campania Puglia Basilicata Calabria e Sicilia
  • infine in Sardegna abbiamo il sardo che è considerato appunto una lingua a sè perché è distante dall’italiano
  • e il catalano che è parlato nel Comune di Alghero sempre in Sardegna.

Bene, anche per oggi abbiamo finito. Sono curiosa di sapere se esistono minoranze linguistiche nei vostri paesi, quali sono, vengono protette? vengono parlate? E ora terminiamo con il proverbio della settimana che è questo: Chi dorme non piglia pesci, che significa: Chi dorme non prende pesci. Come forse sapete, la pesca è un’attività che viene svolta prevalentemente di mattina presto e quindi come i nostri nonni saggiamente dicevano: se una persona dorme troppo, nella vita,non può pescare i pesci. Questo può essere applicato in generale con altri impegni della nostra vita. Vi saluto per questa settimana, grazie mille per l’ascolto; sono sempre disponibile a ricevere i vostri feedback e commenti e vi auguro una buonissima settimana.

Ciao ciao grazie.

 

01 – le origini della lingua italiana (dal Medioevo al 1600)

In this first podcast, I want to talk about the Italian language and its origins. Imagine a country divided for centuries: many lords and powers, many languages and no possibility to communicate between regions. Then, imagine the desire to create a language able to unify the whole peninsula. This was a strong desire in Dante’s times and was not solved until the beginning of 1900. But if Italy was divided into many different minor languages, which could be the language able to fulfill this purpose?

For centuries, Latin was the language of the literature, a language for rich and educated people. Daily communication used languages and dialects coming from Latin and called “vulgar”. Dante, Petrarca, and Boccaccio in 1300 started using this language of the poor for their masterpieces and elevated the dialect of Florence to a language that will evolve into contemporary Italian. But the story doesn’t end here. Follow me on this journey into the history of Italian language and practice your listening with me!

 

Trascrizione

Buongiorno a tutti, buon martedì e ben ritrovati al nostro podcast settimanale dedicato alla letteratura italiana.

Oggi voglio parlare un po’ delle origini della lingua italiana. È una storia lunga, ma cercherò di essere breve e sintetica.

Allora…

L’italiano di oggi ha ancora, in parte, la stessa grammatica e usa ancora lo stesso lessico dell’italiano fiorentino letterario del Trecento. Fiorentino significa l’italiano che era parlato nella città di Firenze.

In Italia oggi, come molti di voi sanno, ci sono molti dialetti, molto diversi fra loro e che arrivano dal latino. Ci sono anche alcune lingue indipendenti come il sardo e altri dialetti che non arrivano dal latino. Ma com’era la situazione dell’Italia prima? Qual era la situazione ad esempio nel 1000 dopo Cristo oppure ai tempi di Dante? Oggi voglio percorrere brevemente con voi la storia della lingua italiana e mostrarvi come siamo arrivati alla lingua di oggi che chiamiamo italiano standard.

Molti anni fa l’Europa era una confusione di innumerevoli dialetti, c’erano molte lingue diverse che derivavano dal latino. Poco a poco durante i secoli questi dialetti si sono trasformati in alcune lingue diverse, distinte come ad esempio il francese, il portoghese, lo spagnolo e l’italiano. Quello che però è successo in Francia o in Spagna o in Portogallo è un evoluzione che possiamo definire organica: cioè il dialetto della città più importante si è trasformato a poco a poco nella lingua ufficiale di tutta la regione. In Italia questo processo è stato un po’ differente. Una differenza importante è che per molto tempo l’Italia non è stata un paese unito. L’Italia, infatti, è stata unificata solo molto tardi, nel 1861. Fino a quel momento era una penisola di città stato in guerra fra loro e dominate da prìncipi a volte orgogliosi oppure da altre potenze europee.

Parte dell’Italia apparteneva alla Francia, parte alla Spagna, una parte alla Chiesa e alla fine una parte a chi riusciva a conquistare la fortezza, il castello o il palazzo locale. I poteri cambiavano veramente, non era un regno stabile.

Tutta questa divisione interna presente in Italia significa quindi che il nostro paese è stato unificato poco a poco e la stessa cosa è successa con la lingua italiana. Il latino, in particolare, era la lingua della cultura e della letteratura mentre il “volgare”, così chiamato, quindi la lingua del popolo (dalla parola “volgo”), era usata in contesti pratici di vita quotidiana (come i registri o ad esempio le ricevute commerciali).

Proprio per questi motivi, per queste divisioni interne, non dobbiamo stupirci se durante i secoli gli italiani abbiano parlato e scritto con dialetti locali incomprensibili da chi era di un’altra regione. In questo modo, se vogliamo fare un esempio, persone che vivevano in Piemonte, come me, non potevano capire persone che per esempio provenivano da altre regioni come il Veneto o in particolar modo, le regioni del Sud.

Il latino a quel tempo era la lingua d’uso internazionale, cioè era usato nelle scritture e nei discorsi ufficiali. Questo latino era definito da Dante come “grammatica”: quindi Dante pensa a quel tempo che la lingua convenzionale e la lingua perfetta, anche se artificiale, era appunto il latino. Tuttavia, c’era un dibattito aperto: il dibattito sul volgare d’Italia, questa “lingua volgare” e quindi il dibattito anche che si chiedeva quale dovesse essere la lingua ufficiale, il volgare “illustre”. Quindi tutti questi scrittori nel 1200/1300 già pensavano all’idea di una lingua ufficiale, una lingua per tutta Italia. Una lingua che ancora però non esisteva. Anche se c’è stato, c’era l’opera della Scuola Poetica Siciliana, così chiamata, che aveva in qualche modo pubblicato letteratura in volgare e quindi aveva iniziato il processo per far diventare questo volgare adeguato anche all’uso scritto. Quindi per sostituire piano piano in latino.

Dobbiamo parlare un po’ di Dante, ma state tranquilli perché cerco di essere breve.

Dante è considerato da molti il padre della lingua italiana. Perché? Quando lui pubblica la sua Divina Commedia nel 1321, Dante sciocca un po’ il mondo letterario. Perché?

La prima grande opera della normazione del volgare, cioè che tenta, che cerca di costruire delle regole per questa nuova lingua è appunto l’opera di Dante che teorizza nei primi anni del 1300 in un’opera che si chiama il De Vulgari Eloquentia. Lui teorizza la creazione di questa nuova lingua: lui quindi riconosce la varietà delle lingue d’Italia e compie, inizia a svolgere, un’opera di limatura quindi un’opera per creare questa lingua: per far diventare questa lingua lo strumento migliore per comunicare. Quindi Dante, in questo periodo, non accetta il latino come lingua per le sue opere, ma va per le strade e cerca la vera lingua fiorentina: vera lingua parlata dagli abitanti della città. La stessa cosa viene poi fatta da due poeti e scrittori importanti che vivono leggermente dopo Dante, quindi sono quasi contemporanei, e sono Boccaccio e Petrarca. Dante, Petrarca e Boccaccio, chiamati Le Tre Corone, iniziano un lavoro di creazione, insomma, un lavoro di elaborazione di questa nuova lingua. A causa loro, grazie a loro, il fiorentino inizia a diventare un modello di riferimento per tutta Italia.

Dante usa questa lingua, chiamata volgare, per raccontare la sua storia: quella anche della Divina Commedia.

Dopo di lui, questa causa viene un attimo dimenticata fino al 1500Nel 1500 alcuni intellettuali italiani iniziano a organizzarsi e decidono che questa mancanza di una lingua ufficiale e questa predominanza ancora del latino per la letteratura sia una cosa assurda. Secondo questi intellettuali, l’Italia ha bisogno di una lingua italiana, almeno in forma scritta che fosse però comune a tutti. Quindi questo gruppo di intellettuali fa una cosa inedita nella storia d’Europa: sceglie un dialetto, quello ritenuto da loro come più bello, e lo battezza italiano.

Come trovare questo dialetto più bello? Come definire la bellezza? Questi intellettuali devono appunto andare indietro di 200 anni, fino alla Firenze del quattordicesimo secolo. Questo gruppo decide di considerare lingua italiana corretta la lingua usata dal grande poeta Fiorentino Dante Alighieri nel 1300 e da altri due autori quasi contemporanei, appunto, Francesco Petrarca e Giovanni Boccaccio.

Ora immaginate questa scena: un gruppo di intellettuali si riunisce molto tempo dopo rispetto all’epoca di Dante e decide che l’italiano di Dante sarebbe, a partire da quel momento, la lingua ufficiale dell’Italia. È più o meno come se un gruppo di accademici di Oxford si fosse riunito un giorno nel secolo XIX e avesse deciso che, da quel momento, tutto il mondo in Inghilterra avrebbe dovuto parlare la lingua di Shakespeare. Questa manovra, questa mossa, in Italia funziona veramente.

L’italiano che parliamo oggi, quindi, non è romano o veneziano (anche se queste città sono state città molto forti dal punto di vista militare e commerciale) ma è Fiorentino, la lingua di Firenze. La lingua ha la sua origine da quella stessa lingua che Dante usa nelle sue opere.

Oggi per un italiano non è così facile leggere Dante: a scuola infatti dovevamo tradurre e parafrasare la Divina Commedia prima di capire il contenuto interamente. Molte parole però sono comuni e in molte parti del libro è ancora possibile per un italiano capire il contenuto.  Ovviamente, la lingua è cambiata nel corso dei secoli, ogni lingua cambia.

Come esperimento, per farvi sentire questa lingua del 1300, voglio leggere qui, adesso, le prime due strofe della Divina Commedia del Canto I dell’Inferno. Voi ascoltate il suono e provate a vedere se riuscite a capire qualche parola. Non importa se non riuscite a capire bene il contenuto, provate solo a concentrarvi sul suono. Ok? Andiamo:

 

Nel mezzo del cammin di nostra vita

mi ritrovai per una selva oscura

ché la diritta via era smarrita.

Ahi quanto a dir qual era è cosa dura

esta selva selvaggia e aspra e forte

che nel pensier rinova la paura!

Bene, ora possiamo tornare alla nostra storia. Abbiamo capito che la lingua italiana ha una forte connessione con la lingua di Dante. Ma la storia non finisce certo qui. In quale modo questa lingua è diventata lingua nazionale? E quanto è diverso l’italiano contemporaneo dall’italiano di Dante?

Dobbiamo parlare e fermarci un po’ sul 1500. Dante, Boccaccio e Petrarca nel 1300 sono sicuramente stati i padri della rivoluzione linguistica. Dopo di loro, però, gli scrittori sono tornati al latino. Per un secolo la lingua è addormentata e solo alla fine del 1500 ricominciano gli studi che parlano di una lingua nazionale. Proprio nel 1500, quindi,  la questione linguistica diventa uno studio fondamentale.

Però non è semplice: ci sono varie teorie. Ci sono persone che sostengono l’importanza di tornare al Fiorentino del 1300 e altri che invece vogliono una lingua più moderna. Fra questi, un intellettuale nel 1500 che parla della lingua italiana e in particolare della lingua parlata fiorentina è Niccolò Machiavelli. Lui scrive un libro chiamato: “Discorso o dialogo intorno alla nostra lingua”. Machiavelli apparteneva al gruppo che sosteneva il “modello Fiorentino”, la lingua di Firenze. Machiavelli però difendeva il fiorentino contemporaneo e non quello di Dante. Un altro gruppo, invece, è guidato da Pietro Bembo: un altro intellettuale del tempo che scrive un libro chiamato “Prose della volgar lingua”. Lui in questo scritto propone come lingua il toscano del 1300: secondo lui la lingua letteraria per eccellenza, quindi la lingua letteraria pura.

Bembo scrive una vera e propria Grammatica del Toscano letterario: questa grammatica però si basa appunto sulla lingua parlata dai grandi autori del Trecento: Dante, ma soprattutto Boccaccio e Petrarca. Dante un po’ meno: perché? Perché Dante nella sua opera non usa solo l’italiano alto, l’italiano elevato ma usa anche molti termini appartenenti al linguaggio un po’ più basso, un po’ più volgare. Quindi Bembo decide di basarsi soprattutto sulle opere di Boccaccio e Petrarca.

Un’altra cosa importante che succede nel 1500 è la nascita dell’Accademia della Crusca: un organo accademico che si occupa di linguistica e nasce nel 1582. L’accademia della Crusca, quindi questo organo di linguisti crea per la prima volta un dizionario italiano e decide per la creazione di questo dizionario di basarsi sul l’idea appunto di Bembo, quindi sulla lingua dei letterati del 1300. Questo dizionario è stampato nel 1612 a Venezia. Fra gli scrittori del Cinquecento compaiono nel dizionario solo gli scrittori che hanno deciso di seguire appunto il modello di Bembo, come Ariosto, lo stesso Bembo, Della Casa e altri autori.

Un altro personaggio che vive fra 1500 e 1600 e che possiamo nominare è Galileo Galilei. Perché? Perché Galileo Galilei nei suoi scritti va verso la direzione della sua lingua materna: lui usa il volgare contemporaneo, la sua lingua, la lingua parlata di tutti i giorni. Quindi è importante perché Galileo, come scienziato, crea italiano della fisica e dell’astronomia. Sceglie di usare parole facili, semplici e trasparenti e non introduce nei suoi scritti parole troppo colte, troppo “strane” per una persona che viveva in quel periodo storico. Infatti, la lingua che il popolo parlava nel 1700 era molto diversa da quella che parlava Dante. C’era una grande differenza tra la scrittura, questo dizionario dell’Accademia della Crusca e invece la lingua della vita quotidiana, la lingua delle cose di tutti i giorni. Questa lingua di Bembo questa lingua dell’Accademia della Crusca era un po’ arcaica, era considerata un po’ antica.

Bene amici, questa storia sta diventando molto lunga, quindi per questa settimana mi fermo qui. Ricordatevi: siamo arrivati al 1500/1600. La settimana prossima dovremmo parlare ancora di un periodo importantissimo per la storia della lingua italiana che è il 1800. Ma per adesso vi lascio, vi ringrazio per aver ascoltato fino adesso e voglio anche, prima di finire, chiedervi alcuni suggerimenti.

Questi sono i miei primi podcast, sto sperimentando con questa nuova forma di comunicazione: quindi mi scuso per volume, alti, bassi eccetera eccetera. Spero che abbiate pazienza ma se avete particolari consigli per me, se volete che durante questo spazio settimanale io parli di argomenti particolari, vi prego di mandarmi un’email. Potete trovare il mio indirizzo e-mail sul mio sito web: sarò felice di leggere e rispondere a qualsiasi messaggio che riceverò.

Terminiamo infine con il proverbio di questa settimana. Ho scelto un proverbio con la rima: adoro proverbi con le rime. Il proverbio è questo: rosso di sera bel tempo si spera. Significa che se di sera il tramonto è bello rosso, senza nuvole, probabilmente domani sarà una bella giornata. Queste erano le credenze dei nostri nonni e forse funzionano ancora oggi! Quindi vi auguro una bellissima giornata, vi auguro un bellissimo weekend autunnale e ci sentiamo presto. Ciao ciao.

Perchè l’Italiano?

Una lingua diversa è una diversa visione della vita.
Federico Fellini

 

Why Italian?

Lists are really popular nowadays. Maybe people have little time and it’s important to choose well what activity undertake in order to spend time in a useful and entertaining way. I like lists. This is why as a first post on this blog I’ll make my personal list of reasons why you should learn my language.

  • Learn languages changes your mind.
    Whatever the language is, learning something new is always a healty challenge for the mind and for the spirit. Learning languages in particular shapes your mind in a different way and force you to get in contact with different worlds. It is a great challenge, no doubt. But when the wall of communication is climbed over the satisfaction will be so big that speaking the language will be easier and easier.
  • Italy is a great country to visit. And I’m not saying this because I’m actually Italian. Italy is a table rich of colorful fruit and tasty food, metaphorically and phisically speaking. Do you like history? You won’t believe your eyes when you will see History carved in a column of Rome or in a church located in what seems a isolated and anonimous village in the countryside. You like food? Sure you will leave the country with a couple (if you are lucky) of kilograms more. Do you like nature? There are actually plenty of parks, rivers, mountains to visit and breathtaking landscapes to see.
  • Gelato
    I’ve had some amazing ice-creams in my life. Almost all of them have been eaten in Italy. On a sunny hot day, having an ice-cream while walking in narrow streets and ancient squares is one of the best things in life. My flavors: dark chocolate and yogurt.
  • Food
    In 2017 almost everybody has tasted at least once in life Italian food. What always surprise me is the variety of dishes and D.O.C products that is possible to find in Italy. Move just 20 km and you will find some regional dish or variation that are peculiar and original and belong to the place where they have been created, they are part of the culture and the history of a place. Let’s look at famous names to give an example: prosciutto di Parma, aceto balsamico di Modena, Montepulciano d’Abruzzo, Barbera d’Asti.
  • Italian Cinema
    Like every artistic creation that involves language and communication also Italian cinema can be appreciated to its fully potential only with an access to the language itself. And Italian cinema is much more than “La dolce vita” or “La vita è bella”. There is much more to discover and appreciate in front of a good glass of wine.
  • Italian literature
    We are not here just talking about Dante. Of course Dante is still the “maestro”, but the list of Italian authors is long and varied. The knowledge of a language gives the key to enter in a new world, made out of stories, jokes, romances, drama.