43 – Due parole con Ugo Coppari – Pensierini

Oggi faccio due chiacchiere con Ugo Coppari, ideatore del progetto Pensierini.
Come può la scrittura aiutarci a imparare l’italiano? In che modo possiamo iniziare a scrivere nella lingua che studiamo?
Una piacevole conversazione su scrittura, lingua italiana, grammatica ed esperimenti bambineschi.

I Pensierini letti in questo episodio:

Il mio paese
Il mio paese è il Mali, si trova in Africa. In Mali lavoravo come allevatore, mi piaceva molto lavorare con le pecore e le mucche perché mi piacciono molto gli animali. Le mucche sono il mio animale preferito perché danno il latte agli uomini e li aiutano nei campi. Adesso vivo in Italia, non lavoro ma studio italiano. Io penso che studiare la lingua italiana è importante per vivere bene qui. Anche se il mio paese è il Mali io preferisco stare in Italia perché la vita è migliore qui. Mi piacerebbe lavorare con gli animali come facevo in Mali, così il mio paese mi mancherà di meno.

Lancina
Nato in Mali
Vive a Foiano della Chiana (Italia)

Cara Italia
Io non ho mai capito di che nazionalità sono, perché in Italia sono siriano e in Siria sono italiano. Non solo in Siria. Ad esempio quando vado in Canada a trovare i miei cugini, loro mi considerano un italiano e mi deridono gesticolando all’italiana e dicendo “Mario, pizza e mafia”. Nonostante ciò vado fiero delle mie origini. Anche se non sono nato qui, sono infatti più legato all’Italia, sia perché ci ho vissuto di più, sia perché qui ho conosciuto tante persone affidabili e simpatiche. Anche gli studenti a scuola sono socievoli, per questo ci si integra facilmente.
Adoro l’Italia con tutti i suoi problemi, perché alla fin fine è il luogo dove sono cresciuto e sono diventato forte. La ringrazio se sono qui a frequentare persone speciali, e per avermi fatto passare momenti indimenticabili.

Marwan
Nato in Siria
Vive a Perugia (Italia)

Vivere tra le pagine
Quando ero nel mio Paese amavo vivere tra le pagine come lo amo ora, l’unica differenza è che vivevo solo tra le pagine che mi venivano consigliate o dette; tipo a scuola, per gli esami.
Tutto questo, però, sarebbe cambiato dopo il mio viaggio per arrivare fin qui. Durante il viaggio avevo un libro di una scrittrice del mio Paese e parlava della guerra civile che c’era stata, ne parlava in maniera da farmela sembrare un evento avvenuto ieri. Quelle volte che mi è capitato di poter leggere, aprivo il romanzo alla pagina che credevo fosse dove avevo smesso di leggere il giorno prima. In parole povere, durante quei momenti di quel viaggio particolare, vivere tra le pagine era come trovare di colpo un’oasi nel deserto.
Al mio arrivo in Italia, dove mi sono trovato in mezzo a una cultura non analoga alla mia, a persone con pensieri e stili di vita molto diversi da quelli a cui ero abituato, la lettura (ovviamente di testi meno complicati all’inizio), ovvero vivere tra quelle pagine, mi è stato ancora di grande aiuto, quando avevo bisogno di scappare dal mondo esterno, di intraprendere viaggi in Paesi che non so se sarò in grado di visitare fisicamente, di vedere il mondo attraverso l’obiettivo della penna dello scrittore, dell’inchiostro, delle pagine.
Vivere tra le pagine oggi per me è vivere.

Kehinde
Nato in Nigeria
Vive a Scordia (Italia)

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Trovi la trascrizione di questo episodio qui (a partire dal 12 dicembre)