25 – R come Risata I – Pirandello

Ridere e piangere sono parti della nostra vita.
Perché gli uomini ridono? E che cosa fa ridere? Il riso dipende dalla società? Il riso rappresenta un sentimento di benessere o sofferenza?
Ci sono molte interpretazioni sul perché ridiamo, che cosa ci fa ridere e qual è l’importanza della risata. Voglio usare lo spazio di oggi per parlare di Luigi Pirandello, un autore italiano importantissimo che ha analizzato la Risata e l’Umorismo.

Trascrizione

“Ridete franco e forte, sopra qualunque cosa, anche innocentissima, con una o due persone, in un caffè, in una conversazione, in via: tutti quelli che vi sentiranno o vedranno rider così, vi rivolgeranno gli occhi, vi guarderanno con rispetto, se parlavano, taceranno, resteranno come mortificati, (…), se prima vi guardavano baldanzosi o superbi, perderanno tutta la loro baldanza e superbia verso di voi.

In fine il semplice rider alto vi dà una decisa superiorità sopra tutti gli astanti o circostanti, senza eccezione. Terribile(…) è la potenza del riso: chi ha il coraggio di ridere, è padrone degli altri, come chi ha il coraggio di morire.”

Giacomo Leopardi

 

La risata e il riso sono parti importanti della personalità di una persona. E attenzione che con la parola riso non voglio dire l’alimento. “Riso” in italiano è sì un alimento, ma è anche il gesto del ridere.

La letteratura mondiale ha provato ad analizzare la risata e il riso. Perché gli uomini ridono? E che cosa fa ridere? Il riso dipende dalla società? Il riso rappresenta un sentimento di benessere o sofferenza?

Sappiamo che ridere era una parte importante di alcuni riti antichi, romani e greci, ma anche egizi. In alcuni particolari momenti durante la semina degli alimenti, le persone ridevano. Pensate poi al Carnevale! Il Carnevale è la festa della risata, del sottosopra, del ridicolo. 

La storia della filosofia e della letteratura analizzano la risata e i diversi lati del riso, chiamati spesso con nomi differenti: risata, umorismo, ironia, sarcasmo. Lo scrittore russo Dovstojeski diceva che possiamo conoscere una persona dal modo in cui ride. Il premio Nobel Dario Fo diceva che il riso e la risata hanno un potere politico. E quando un popolo non sa più ridere, diventa pericoloso.

Ci sono molte interpretazioni sul perché ridiamo, che cosa ci fa ridere e qual è l’importanza della risata. Voglio usare lo spazio di oggi per parlare di due autori che mi hanno fatta avvicinare alla letteratura umoristica e che potete trovare interessanti.

Il primo scrittore che incontriamo oggi è ovviamente Luigi Pirandello. Pirandello nelle sue opere analizza e mette in pratica l’umorismo. Ma come vedrete oggi, l’umorismo di Pirandello non è una cosa leggera e spensierata. 

Prima di parlare di Umorismo, due parole su di lui.

Luigi Pirandello nasce in Sicilia nel 1867. Scrive di tutto: novelle, romanzi, poesie, storie brevi, ma è molto famoso soprattutto per le sue opere teatrali, che sono tradotte e interpretate in tutto il mondo. Nel 1934 Pirandello vince il Premio Nobel per la letteratura. Questo scrittore rivoluziona il teatro e porta la psicologia e la psicanalisi dentro ogni opera. Luigi Pirandello crea nelle sue opere dei personaggi che analizzano la propria condizione e identità. L’identità è un aspetto importante nelle opere di Pirandello, i personaggi si chiedono: chi sono io?

Fra le tante cose che scrive, Pirandello scrive anche un saggio sull’Umorismo. Qui prova a spiegare questa parola e prova a spiegare l’importanza della risata nella letteratura e nella sua opera. 

Prima di parlare di quello che dice Pirandello, vediamo però che cosa dice l’Enciclopedia italiana se cerchiamo la parola Umorismo.

Secondo l’Enciclopedia Treccani, umorismo è la capacità di percepire gli aspetti più curiosi e contraddittori della realtà che possono provocare in noi il riso e il sorriso, con umana partecipazione, comprensione e simpatia. Insomma, vediamo una cosa assurda, capiamo che è strana e sentiamo il bisogno di ridere o sorridere. Questo ci fa partecipare alla scena. Ridere è un gesto sociale, che facciamo quando interagiamo con una situazione.

Treccani però dice anche che questa risata non è un piacere intellettuale, in quel caso possiamo parlare di comicità o satira. 

Con l’umorismo vediamo che in tutte le cose umane coesistono, cioè vivono insieme, lati opposti. E così il comico può essere presente in una storia tragica, una persona folle può essere anche saggia. L’umorismo e il comico hanno in questo modo una natura sociale, ci aiutano a capire il mondo e ad integrarci nella società.

E adesso, parliamo dell’Umorismo secondo Pirandello. L’episodio del podcast di oggi è un po’ filosofico, spero però che riuscirete a seguirmi lo stesso. Come sempre, per rendere le cose più semplici, potete trovare la trascrizione di questo episodio sul mio sito: www.speakitaliano.org.

Bene, Pirandello.

Pirandello si concentra molto sulla costruzione artificiale della realtà. Che cosa significa? Significa che la realtà, quello che noi vediamo tutti i giorni, per lui è una costruzione. Non è una cosa reale e autentica. L’opera d’arte serve allora per dare un’interpretazione della realtà. L’umorismo, in particolare, scompone la realtà, la divide in parti. E in questo modo la nostra mente, il nostro intelletto può analizzarla. Pirandello parla di sentimento del contrario. La realtà è vista dal contrario. Ma adesso vi spiego meglio questo concetto.

Pirandello fa l’esempio della “signora imbellettata”. Che cosa significa imbellettato? Imbellettato, pensate alla parola, ha dentro bello. Imbellettato. Significa una signora decorata, con accessori, per apparire bella. Possiamo anche usare la parola “agghindata”. Anche se poi vediamo che l’effetto non è riuscito e la signora, più che essere bella, diventa qualcosa di ridicolo, bizzarro.

Adesso provo a descrivere questa scena come fa Pirandello nel suo libro. State bene a sentire, chiudete gli occhi e immaginate la scena.

Vedo una vecchia signora, con capelli ritinti, tutti unti non si sa con che cosa, e poi goffamente imbellettata e vestita con abiti giovanili. Mi metto a ridere. Avverto che quella vecchia signora è il contrario di ciò che una vecchia rispettabile signora dovrebbe essere. Posso così, una prima impressione e superficialmente, fermarmi a questa impressione comica. Il comico è appunto un avvertimento del contrario. 

La signora è ridicola ai miei occhi, perché vuole apparire come una cosa che non è. Giovane, vuole fermare la vecchiaia. 

Poi però, arriva la riflessione. Il primo momento di risata si ferma e io inizio a pensare. Perché quella signora si veste così? Forse non ha nessun piacere a vestirsi come un pappagallo. Forse soffre e fa questo soltanto per ingannare se stessa. Per nascondere le rughe e la vecchiaia. Forse fa questo per tenere vicino a sè il marito, per la pausa che lui la lasci.

Quando la riflessione entra in me, non posso più ridere come prima. La mia risata diventa amara. Questo è il sentimento del contrario di cui parla Pirandello. La risata mi aiuta a vedere la realtà con occhi diversi e a interpretarla e codificarla. 

L’umorismo richiede un passaggio ulteriore, non si ferma alla risata. Dobbiamo indagare, farci domande. Perché la signora ha bisogno di vestirsi in questo modo?

Con le domande capiamo i lati più tragici della storia e la risata si trasforma in un sentimento amaro. Per Pirandello l’umorismo, la comicità, non è mai separata dal tragico. L’umorismo riflette allora la realtà che è contraddittoria, molteplice, ha molte facce. L’umorismo distrugge la realtà, ci fa vedere qualcosa sotto punti di vista diversi. Il comico non può separarsi dal tragico. 

E questo riguarda anche l’identità, un altro tema importante per Pirandello. Entra la psicologia, la psicanalisi, un aspetto tipico della letteratura del 1900. In Pirandello l’io è diviso, non è più unico. L’identità dei suoi personaggi è divisa, spesso non sanno più chi sono. 

Possiamo parlare di crisi dell’io. Questo fa riflettere. Vi è mai capitato nella vita che quello che pensate di voi stessi non corrisponda con quello che pensano gli altri di voi? Che esistono due persone, anzi, tre, quattro, cento, mille. Un’opera di Pirandello si chiama proprio “Uno, nessuno, centomila” e parla di questo. Parla delle mille facce che assumiamo nella nostra vita, lui non parla di facce, ma di maschere. Pirandello però è un po’ tragico, o meglio pessimista. Per lui, tutte queste maschere che gli altri ci danno, ci fanno essere centomila persone diverse e in fondo nessuna. La nostra identità è persa. 

Io sono un po’ più positiva. Penso che gli altri ci aiutino a scoprire alcuni lati di noi stessi. E penso anche che alcuni lati della nostra persona possano cambiare con il passare del tempo. 

Voi invece cosa pensate? Siete più pirandelliani, oppure non vedete questo sdoppiamento della personalità?

Comunque, Pirandello ha scritto tantissimo e ci sarebbe davvero molto da analizzare. Vi piacerebbe leggere qualcosa di Pirandello insieme? Se sì, per favore scrivetemi. Creerò altri materiali su di lui. 

Comunque, ho detto all’inizio dell’episodio che avrei voluto parlare di due scrittori, ma siccome questo episodio sta diventando lungo, lo dividerò in due parti. Quindi termino qui la prima parte dedicata a Pirandello e nella seconda parte parlerò di un altro autore che ho scoperto all’università e che mi piace molto che si chiama Achille Campanile.

Quindi a fra poco per il secondo episodio dedicato all’umorismo.

Ciao ciao, a presto

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