18 – Viva le donne!

Un episodio speciale per fare gli auguri a tutte le donne. In questo episodio ripercorriamo insieme la storia della Giornata Internazionale della Donna e le lotte sociali che hanno portato al diritto di voto per le donne.
Buon ascolto!

Trascrizione

Quando ci penso, che il tempo è passato,
le vecchie madri che ci hanno portato,
poi le ragazze, che furono amore,
e poi le mogli e le figlie e le nuore,
femmina penso, se penso una gioia:
pensarci il maschio, ci penso la noia.

Quando ci penso, che il tempo è venuto,
la partigiana che qui ha combattuto,
quella colpita, ferita una volta,
e quella morta, che abbiamo sepolta,
femmina penso, se penso la pace:
pensarci il maschio, pensare non piace.

Quando ci penso, che il tempo ritorna,
che arriva il giorno che il giorno raggiorna,
penso che è culla una pancia di donna,
e casa è pancia che tiene una gonna,
e pancia è cassa, che viene al finire,
che arriva il giorno che si va a dormire.

Perché la donna non è cielo, è terra
carne di terra che non vuole guerra:
è questa terra, che io fui seminato,
vita ho vissuto che dentro ho piantato,
qui cerco il caldo che il cuore ci sente,
la lunga notte che divento niente.

Femmina penso, se penso l’umano
la mia compagna, ti prendo per mano.

EDOARDO SANGUINETI – Ballata delle donne

La poesia ascoltata all’inizio dell’episodio si intitola “Ballata delle Donne” ed è di Edoardo Sanguineti. Dedico la puntata speciale di oggi a tutte le donne. Alle donne che combattono, alle mamme, alle nonne e a quelle che sono ancora giovani e in cerca di risposte. Alle donne che scrivono, a quelle che producono arte, ma anche a quelle che leggono. Insomma, a tutte le donne. Perché è bello essere donne e questo giorno è dedicato a noi.

Image by rawpixel.com

Come sapete, oggi, 8 marzo si celebra la Giornata Internazionale della Donna. Questa celebrazione serve a ricordare le lotte e le conquiste sociali ottenute dalle donne nel corso del 900.

Ma da quando la festeggiamo? Come nasce la festa? E perché in Italia regaliamo le mimose alle donne? Cercherò di rispondere a queste domande durante l’episodio di oggi.

Siamo negli Stati Uniti, è il 1909 e si celebra la primaGiornata Internazionale della Donna. Il partito socialista americano aveva invitato quell’anno le donne a partecipare a una manifestazione per il diritto del voto femminile. È il 28 febbraio 1909 e siamo a New York. In quel periodo storico le donne negli Stati Uniti non avevano ancora il diritto di voto e lottavano per questo e per altri diritti. L’uomo era ancora visto in una posizione privilegiata e le donne erano sottoposte alla potestà, cioè alle decisioni dei mariti.

Per aiutare economicamente la famiglia, molte donne delle classi sociali più umili lavorano come operaie, contadine, sarte, ecc. L’aspirazione sociale diffusa alla fine dell’Ottocento, però, per le donne era quella di essere come le donne delle classi sociali più alte: cioè spose e madri.
Negli Stati Uniti il diritto di voto arriverà poi nel 1920, per l’Italia solo dopo la fine della seconda Guerra Mondiale: nel 1946.

Nel 1910, un anno dopo dalla prima manifestazione, si svolge la Seconda Giornata della Donna negli Stati Uniti e questa volta l’iniziativa è portata all’attenzione del Congresso Socialista che si svolge quell’anno a Copenaghen. Diversi paesi iniziano a proporre la celebrazione che non ha ancora un giorno comune per tutti i paesi. Nel 1911 la festa è celebrata da oltre un milione di donne in Svizzera, Danimarca, nell’allora Impero Austro Ungarico e nell’Impero Tedesco.
La prima giornata internazionale della donna che è effettivamente festeggiata l’8 marzo fu quella del 1914.
La Prima Guerra Mondiale porta un po’ fine alle celebrazioni.

Nel 1917, le donne di San Pietroburgo protestano chiedendo all’Impero Russo la fine della guerra. Lo zar di Russia rinuncia alla sua posizione e il governo provvisorio da il diritto di voto alle donne. Questa manifestazione di San Pietroburgo fu una delle più importanti e una delle prime manifestazioni conosciute oggi con il nome “Rivoluzione di febbraio”. Nel 1922, dopo la rivoluzione bolscevica, Lenin dichiara l’8 marzo una festività ufficiale.

Per l’ufficializzazione della giornata nel resto d’Europa dobbiamo aspettare il 1975 che è dichiarato “Anno internazionale delle donne”. In questa occasione, le Nazioni Unite, invitano tutti i paesi a festeggiare l’8 marzo. La festa è istituzionalizzata due anni dopo.

Ci sono altre teorie sull’origine di questa giornata, ma non sono provate oppure sono versioni della realtà che la storia ha smentito, non ha confermato. Si sente spesso di una fabbrica a New York, dove ci sarebbe stato un incendio nel 1908. In realtà c’è stato un incendio in una fabbrica sì, ma nel 1911. In questo incendio morirono 140 persone tra cui molte donne, ma non è stato l’origine della Giornata della Donna. È stato però usato come simbolo per denunciare le condizioni dei lavoratori e delle lavoratrici, questo sì.

Parliamo un attimo di quello che succede in Italia, fra il 1945 e il 1946.

Il Decreto per il diritto di voto alle donne era già stato emanato nel 1945, ma siamo nel 1946 quando le donne diventano cittadine con pieni diritti politici: possono votare e possono essere candidate. Le donne rispondono in massa, cioè in grande numero, alle elezioni amministrative che si sono tenute nel 1946 in 6000 comuni italiani. Siamo a marzo, appunto, del 1946 e l’89 % delle donne con diritto di voto va a votare. Le donne – pensate – sono il 52,2% dell’elettorato. 2000 candidate sono elette, in questa occasione, nei consigli comunali, nelle amministrazioni comunali. Alcuni mesi dopo, sempre nel 1946, il 2 giugno, le donne rispondono con altrettanto entusiasmo al referendum politico in cui gli Italiani hanno scelto la Repubblica. Ricordiamo, infatti, che prima del 1946, l’Italia era ancora una Monarchia.

Durante questa elezione, in un numero di 226 candidate donne, 21 di queste candidate entrano all’Assemblea Costituente. L’Assemblea Costituente è il primo organo di governo dopo la guerra, prima che venisse eletto il Nuovo Parlamento in Italia, solo nel 1948.
21, molto poche, ma fu in quel momento una grande emozione. Le donne fino ad allora non avevano mai votato in Italia e non si erano mai candidate per ruoli amministrativi. I membri di questa Assemblea Costituente erano in totale 556. Su questi, appunto, 21 sono state le donne elette. La percentuale di donne è molto bassa, appunto, ma è stato un momento importantissimo per storia italiana. Era la prima volta che donne entravano in parlamento. L’Italia, come abbiamo visto, era in ritardo nel voto alle donne. Altri paesi avevano dato questo diritto un po’ di anni prima.

Queste 21 donne sono donne di alta cultura, sono molto consapevoli politicamente e sono appartenenti a due generazioni diverse. Cinque di queste donne entrano nella Commissione incaricata di scrivere la nuova Costituzione Italiana. 5 donne in un totale di 75 persone. Si deve a loro la specifica inserita nell’articolo 3 sulla parità di genere. L’articolo 3 della Costituzione Italiana dice ancora oggi questo:

“Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”.

Le donne contribuiscono anche alla redazione degli articoli relativi a materie femminili, famiglia e infanzia.

Le mimose e i fiori per la Festa della Donna.

Ancora oggi, in Italia, le donne ricevono un fiore l’8 marzo. Un fiore giallo, morbido e profumato che si chiama mimosa. Anche in altri paesi si regalano fiori, ma la mimosa è diventata in Italia il simbolo della donna.

Perché?

Dopo la Seconda Guerra Mondiale, il Partito Comunista Italiano e l’Unione delle Donne ripropongono la Giornata Internazionale della Donna in Italia. Gli organizzatori della ricorrenza cercano un fiore da usare come simbolo per la festa. Secondo i racconti, all’inizio vogliono usare la violetta, un fiore già usato in altre occasioni dalla sinistra in Europa.

Alcune donne nel partito però vanno contro a questa proposta: la violetta è costosa e difficile da trovare. Non può essere usata come un simbolo popolare. L’Italia era stata distrutta dalla guerra e molte famiglie non avevano grandi possibilità economiche.

Teresa Mattei, un’ex partigiana, insieme a Rita Montagna e Teresa Noce, propone di usare un fiore più accessibile ed economico. Un fiore di stagione che fiorisse alla fine dell’inverno e facile da raccogliere nei campi. La stessa Teresa Mattei, anni dopo, in un’intervista dice che la mimosa era il fiore che i partigiani regalavano alle staffette.

Cosa sono le staffette? Le staffette partigiane erano le numerose donne, ma anche uomini e giovani, che trasportavano i messaggi durante gli anni della Resistenza in Italia. Si muovevano a piedi o in bicicletta e trasportavano di nascosto importanti messaggi della Resistenza. Durante la Resistenza, le donne italiane hanno potuto, quindi, dimostrare la loro responsabilità politica nel paese.

La tradizione della mimosa ha successo e continua con forza ancora oggi. Come disse una volta Teresa Mattei, morta a 92 anni nel 2013: «Quando nel giorno della festa della donna vedo le ragazze con un mazzolino di mimosa penso che tutto il nostro impegno non è stato vano».

E con questa citazione concludo l’episodio speciale di oggi e auguro a tutte le donne una buona festa!

 

Fonti e collegamenti utili:

 

 

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