15 – E come Europa

Viviamo in un momento storico molto complesso, confuso, contraddittorio, dove l’idea di Europa è messa giornalmente in discussione.
La domanda a cui voglio cercare di rispondere è questa: esiste una cultura europea? Al di là del concetto di Europa politica o economica, possiamo parlare di cultura Europea?
Esiste inoltre una letteratura Europea?

Trascrizione

Europa.

Ho pensato molto alla lettera E, poi dopo molto pensamento, ho deciso di correre il rischio e parlare di Europa.

Viviamo in un momento storico, probabilmente sapete, molto complesso, confuso, contraddittorio, dove l’idea di Europa è messa giornalmente in discussione. La fiducia di molte persone nell’ideale di Europa è svanita e molti italiani vorrebbero fare un passo indietro, uscire dall’Euro, tornare ad essere un paese che non deve niente a nessuno.

Non voglio oggi fare un trattato di politica e tantomeno parlare di temi delicati e complessi come l’idea di Europa. La domanda, però, a cui voglio cercare di rispondere è questa: esiste una cultura europea? Al di là del concetto di Europa, oltre al concetto di Europa politica o economica, possiamo parlare di cultura Europea? Esiste inoltre una letteratura Europea?

L’Unione Europea come entità politica nasce nel 1958, ufficialmente, anche se c’erano accordi fra i paesi prima, precedenti. Nel 1958 grazie all’accordo di sei paesi: Belgio, Germania, Francia, Italia, Lussemburgo e Paesi Bassi che creano quella che si chiamava la Comunità Economica Europea. Il nome Unione Europea arriva poi nel 1993. Quest’unione politica, oggi, comprende 28 stati membri. In questo numero è compreso il Regno Unito, ancora, che come sapete ha avviato un processo per uscire dall’Unione Europea, la cossiddetta Brexit.

Di questi 28 stati, 19 usano l’Euro, la moneta unica che è stata creata nel 2002. Oggi però non voglio parlare di Unione Europea. Voglio capire se prima dell’Unione Europea esisteva fra le persone che vivevano in Europa un senso di appartenenza a una cultura comune.

Se guardiamo all’Europa in modo generale, infatti, vediamo un insieme di popoli molto diversi fra loro. Parliamo lingue diverse, siamo fisicamente e caratterialmente diversi. Lo stereotipo dice che l’italiano è basso, lo svedese alto, lo spagnolo parla a voce alta, l’irlandese è gioviale e via così. Ma è vero questo? Sicuramente ci sono molte differenze.

Però, ci sono anche cose che possono raggrupparci?

Ci sono caratteristiche che tutti noi Europei condividiamo?
È interessante sapere che già nel Rinascimento, alcuni intellettuali sentivano questo sentimento di appartenere a un’anima comune. Erasmo da Rotterdam e Giovanni Pico della Mirandola, ad esempio, parlavano di Europa letteraria. Anche Voltaire diceva che nonostante le guerre e le diversità religiose, in Europa le arti e le scienze avevano continue influenze da un paese a un altro.  Voltaire, come altri intellettuali, usa il termine “Repubblica letteraria”. La letteratura, lui dice, ha unito Italia e Russia, inglesi con tedeschi e francesi. C’era un continuo scambio di intellettuali che studiavano e viaggiavano dall’uno all’altro paese senza problemi.

Il politico Giuseppe Mazzini, nei primi anni del 1800 parla di una nuova Letteratura europea e dice così:

  • Citazione –

“Esiste dunque in Europa una concordia di bisogni, e di desideri, un comune pensiero, un’anima universale, che avvia le nazioni per sentieri conformi a una medesima meta – esiste una tendenza europea”

  • Fine citazione –

Mazzini tiene molto all’idea di Europa, e può essere considerato un precursore, un anticipatore italiano all’idea dell’unione Europea. Il politico credeva infatti nell’esistenza di uno spirito europeo. Lo conosciamo e ricordiamo però soprattutto per il suo contributo letterario e ideologico durante il Risorgimento italiano, quella serie di battaglie che hanno poi portato all’unificazione italiana del 1861.

Abbiamo visto, quindi, che fin dai tempi più antichi, molti scrittori parlano di letteratura europea.

Possiamo parlare in modo più generale di cultura europea?

Per rispondere, voglio fare riferimento a un intervento di Umberto Eco durante una serie di conferenze che si sono svolte nel 2014 in Quirinale.

Sono sicura che conoscete Umberto Eco. È uno scrittore, linguista, professore e filosofo conosciuto internazionalmente. Quello che però lo rende conosciuto al grande pubblico è il suo romanzo storico “Il nome della rosa”. Il nome della Rosa è diventanto poi anche un bellissimo film con Sean Conery che forse avete visto; se non avete visto consiglio molto.

Parlando di Europa, Umberto Eco dice che tutto il pensiero europeo si è sviluppato sul pensiero di Platone e Aristotele. È vero che in Europa si parlano 24 lingue diverse (o più), ma se osserviamo la cattedrale di Burgos in Spagna e quella di Colonia, in Germania, osserviamo subito che sono diversissime ma hanno una fisionomia comune se paragonati a un tempio Indiano, una moschea o una pagoda cinese. Capiamo subito che è architettura europea. Fin da subito l’Europa ha avuto una sua architettura, prima il romanico, gotico, poi i vari rinascimenti, il barocco, rococo, neoclassico, liberty, ecc. Nel 1088, dopo la nascita delle prime università, i chierici vaganti viaggiano in tutta Europa portando il sapere. Queste persone, questi letterati, parlavano una lingua franca: a quell’epoca era il latino. Viaggiavano, di qua e di là. A Bologna, prima università d’Italia, sono passati Copernico, Erasmo da Rotterdam e altre personalità importanti nel Medioevo.

Oggi abbiamo stati molto definiti: Italia, Francia, Spagna. Ma dovete pensare che in quel periodo, nel Medioevo, la cultura era Europea, non c’erano distinzioni di nazionalità. Sappiamo che l’Italia è diventata nazione sono alla fine del, insomma, a metà del 1800. San Tommaso e San Bonaventura, italiani, insegnavano a Parigi, lo stesso Dante difendeva una politica, un imperatore filogermanico. Le canzoni di gesta, le storie del Gral migravano in tutta Europa.
I banchieri italiani andavano a lavorare nelle Fiandre, Leonardo da Vinci andava alla corte di Francia come pittore. Era uno scambio continuo fra corti.

Nel 1500/1600 l’italiano era parlato da molti intellettuali in tutta Europa. Il francese era lingua franca europea che poi è stato sostituito dall’inglese.
Tutte le culture europee sono state influenzate da Shakespeare e da Dante. L’opera e la musica classica sono qualcosa di comune per un intero continente.

Esiste sì quindi una cultura europea, possiamo vederla e riconoscerla nonostante le differenze.

Eco, termina il suo intervento e dice questo – e ora voglio usare le sue parole:

 

  • Citazione –

Ecco che cosa sta alla base dell’identità culturale europea, un lungo dialogo fra letterature, filosofie, opere musicali e teatrali. Niente che si possa cancellare nonostante una guerra, e su questa identità si fonda una comunità che resiste alla più grande delle barriere, quella linguistica. Ma sino a che punto la barriera linguistica è così drammatica?

E d’altra parte si parla sempre più di plurilinguismo e plurilinguismo non vuol dire solo saper parlare molte lingue: esiste un plurilinguismo moderato e passivo per cui, se non si sa parlare una lingua, si riesce in parte a capirla. E accade sovente, tra giovani che hanno viaggiato e in genere tra persone colte, che si possa sedere intorno a una tavola a cena, dove ciascuno parla la propria lingua e gli altri riescono a intenderne qualcosa. Sogno un’Europa plurilingue di questo tipo.

Ringraziate Iddio o la sorte, come preferite, di essere nati europei e non fidatevi dei falsi profeti che vorrebbero farci tornare indietro di settant’anni.

  • Fine citazione –

È capitato anche a voi di provare quello che dice Eco? Di sedervi a un tavolo con tante persone di nazionalità diverse e riuscire in qualche modo a capirsi? A me è capitato varie volte, mentre vivevo in Irlanda, ed è molto molto bello vedere questo.

Bene, l’incontro di oggi termina qui. Sono temi delicati e complessi, non voglio in questa occasione dare nessuna risposta, ma solo offrire spunti di riflessione.

Mi piacerebbe molto sentire la vostra opinione. Per questo, ho pensato di creare un gruppo su Facebook per incontrarci e parlare insieme (in Italiano ovviamente) di questi argomenti. Se siete persone social, vi invito a cercare il gruppo e partecipare alla discussione. Se non siete persone così social e non avete Facebook vi faccio i miei complimenti! In quel caso, se volete, potete semplicemente mandarmi un’email o iscrivervi alla mia newsletter.

Per oggi è tutto, grazie ancora,

A presto

 

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